Anche Ryan contro Trump



WASHINGTON. Non si placano le polemiche per la grazia lampo di Donald Trump all’ex controverso sceriffo dell’Arizona Joe Arpaio, suo ardente sostenitore nella cam- pagna elettorale, partner nella crociata contro i clandestini e sodale nel movimento dei ‘Birther’ che ha contestato la nascita americana di Barack Obama.

Finora le bordate erano arrivate “solo” dai media liberali, dai democratici, dai difensori dei diritti umani, dagli ispanici, queli che Arpaio prendeva di mira con le sue retate a sfondo razzista prima che una tribunale glielo vietasse con un provvedimento che lui ha violato, macchiandosi di “disprezzo verso la corte”. Pochi invece i repubblicani critici, come il sen. John McCain, anche lui dell’Arizona (“Nessuno è al di sopra della legge”).

Ma poi lo speaker della Camera Paul Ryan ha rotto il silenzio dei maggiorenti del Grand Old Party, approfondendo il solco che si sta creando tra il presidente e il suo partito alla vigilia di appuntamenti importanti al Congresso, come l’aumento del tetto del debito e la riforma fiscale. “Lo speaker non è d’accordo con la decisione. I dirigenti delle forze dell’ordine hanno una speciale responsabilità nel rispettare i diritti di tutti in Usa. Non dobbiamo consentire a nessuno di credere che tale responsabilità sia ridotta da questa grazia”, ha riferito Doug Andres, portavoce di Ryan. Ma qualcuno sospetta che Trump non abbia voluto solo mandare un segnale rassicurante ai poliziotti che usano il pugno duro con gli immigrati. La grazia “manda anche un messaggio ai testimoni nell’indagine sulla Russia, di stare tranquilli, leali e ottenere la grazia”, ha twittato il depu- tato dem Adam Schiff, della commissione intelligence della Camera. Ad aggravare il quadro lo scoop del Wp sul fatto che il tycoon chiese la scorsa primavera all’attorney general Jeff Sessions se il governo poteva lasciar cadere il caso contro Arpaio, valicando il tradizionale muro tra la Casa Bianca e gli organi inquirenti.

Ma al presidente fu risposto che sarebbe stato inappropriato. Il tycoon si affidò quindi ai suoi poteri di grazia. Trump fa spallucce e pensa solo alla sua base, tanto che ieri ha raccomandato su Twitter il libro di un altro sceriffo con- troverso, David Clarke, stella a sei punte a Milwaukee, anche lui un suo sostenitore e anche lui accusato di razzismo e abusi vari su detenuti. Ma la pancia dell’America è agitata dopo gli scontri con i suprematisti bianchi a Charlottesville. Due organizzazioni di estrema destra sono state costrette a cancellare i loro eventi a San Francisco, men- tre un gruppo di neonazisti è spuntato ad Arlington con svastica e saluto romano per commemorare l’uccisione di un loro leader.


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