Ancora scontri in Cisgiordania


GAZA/LA JIHAD ISLAMICA AMMETTE: “I NOSTRI DUE MILIZIANI MORTI PER UN INCIDENTE”


TELAVIV. Ancora scontri, seppur di minore intensità in Cisgiordania, ma l'allarme maggiore è arrivato da Gaza con la morte di due miliziani della Jihad Islamica, uccisi in una "missione jihadista". L'azione è stata attribuita inizialmente, da fonti e media locali, ad un drone israeliano ma il fatto è stato subito smentito dal portavoce militare dello Stato ebraico. Poi è arrivata la stessa Jihad che ha ammesso le vere cause della morte dei suoi 2 membri.

A una settimana dall'annuncio di Donald Trump su Gerusalemme capitale di Israele, la situazione resta dunque ad alto rischio. E i rappresentanti di alcuni paesi arabi all'Onu hanno preparato una bozza di risoluzione di condanna della mossa del capo della Casa Bianca in una battaglia che si preannuncia lunga non solo all'interno del Consiglio di sicurezza, ma anche in Assemblea generale.

l presidente palestinese Abu Mazen, in pressing diplomatico a tutto campo, dopo aver visto lunedì al Cairo il suo omologo egiziano Abdel Fattah al Sisi, ieri è volato ad Istanbul. E in serata ha incontrato Recep Tayyip Erdogan prima di partecipare oggi ad un vertice straordinario di ben 57 capi di Stato e di governo e alti rappresentanti politici musulmani, Iran compreso. Indetto dalla Turchia, l'appuntamento servirà a formulare un "messaggio forte" in risposta al riconoscimento Usa di Gerusalemme e sarà presie- duto dallo stesso Erdogan, tra i più duri contro Trump e Netanyahu.

A testimoniare l'effetto profondo della mossa americana su Gerusalemme, un son- daggio effettuato dal Psr, un centro di ricerca e studio palestinese, ha rivelato che per oltre il 90% del campione rappresenta "unaminaccia per gli interessi nazionali" e il 44% degli intervistati si schiera per una "forte risposta", incluso il ritorno ad "una Intifada ar- mata". Da Gaza, dal momento del riconoscimento di Trump, lo scorso 6 dicembre, fino ad ora sono stati lanciati contro Israele 8 razzi, più altri 3 (ed uno anche ieri) ricaduti però nell'enclave palestinese. E' stato - ha calcolato Haaretz - il più alto numero di razzi lanciati contro Israele dalla fine della guerra del 2014 con Hamas.

La risposta dello Stato ebraico, che ha colpito postazioni di Hamas ritenuta "responsabile" di tutto quello che accade nella Striscia, è stata finora - ha giudicato il giornale - "cauta". Ma questo - ha aggiunto - non vuol dire che la situazione non possa "cambiare facilmente". I due miliziani morti ieri appartenevano all'ala militare della Jihad islamica e sono rimasti uccisi probabilmente - hanno notato i media israeliani - mentre portavano esplo- sivi. Sul campo, gli incidenti maggiori si sono registrati a Betlemme, a El Bireh (vicino Ra- mallah), a Tulkarem (con 4 feriti), nel campo profughi di Arroub, non distante da Hebron, e a Gaza nei pressi della linea di de- marcazione con Israele. In serata a Tel Aviv un centinaio di arabi israeliani, compresi alcuni deputati alla Knesset hanno manifestato con bandiere pa- lestinesi davanti l'ambasciata Usa: "Il futuro di Gerusalemme - era scritto su un cartello - non sarà stabilito da un cowboy americano".


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