Angela supermediatrice

GERMANIA/MUENKLER SULLA SFIDA NELLA CDU PER LA SUCCESSIONE ALLA MERKEL



di Rosanna Pugliese

BERLINO. “Che questo modo di governare attraverso la moderazione delle parti finirà è chiaro...”. Herfried Muenkler, uno dei più prestigiosi politologi tedeschi, non ha dubbi: nel post Merkel, nessuno sarà, come la cancelliera, in grado di garantire in Germania un processo decisionale dai modi così equilibrati, sostenuto dall’arte della mediazione, come ha fatto lei. “Angela Merkel ha il pregio di ascoltare a lungo, di procedere con calma, prendendo sempre un lungo respiro, e ha un marcato talento nella compensazione”. Qualità rispetto alle quali “nessuno dei profili che si giocano la partita per la successione potrà sostituirla: che si guardi ai tre candidati che si sfidano sabato prossimo per la presidenza della Cdu, Armin Laschet, Friedrich Merz e Roettgen; ai cinque possibili sfidanti per la cancelleria dei conservatori, allargando quindi anche anche a Jens Spahn e Markus Soeder. O anche agli altri partiti, con Anna- lena Baerbock (Verdi) o Olaf Scholz (Spd)”. “È chiaro insomma che lo stile cambierà. E che ci sarà una rottura, con delle conseguenze. Come sarà questa rottura resta da vedere. Dovremo abituarci”, ha affermato Muenkler parlando alla stampa straniera in un incontro virtuale. Nell’analisi del politologo, Merz, che è in testa, è “ossessionato dal suo ego”, mentre Laschet ha un “profilo debole” e i suoi consensi sono al momento “una catastrofe”. I candidati più forti per i conservatori sarebbero certamente Spahn e Soeder. Comunque vada la partita nell’Unione (Cdu-Csu), ha anche pronosticato, “non saranno alla fine i Verdi a decidere il cancelliere, ma di nuovo i conservatori”. Secondo Muenkler, inoltre, è anche già prevedibile la coalizione: “La più probabile è quella nero-verde, che consentirà all’Unione di evitare il condizionamento di un partner sempre difficile come l’FDP”, analizza, “una squadra verde-rosso-rosso invece non la vedo. I socialdemocratici hanno nostalgia dell’opposizione e non starebbero a loro agio come junior partner in un esecutivo a guida ecologista”. In emergenza si ripeterebbe la Grosse Koalition, scenario però per adesso molto improbabile. Stando a questo osservatore, quindi, la partita di sabato, quando la Cdu eleggerà al Parteitag virtuale il suo leader, segna una tappa davvero rilevante per il futuro politico del Paese. “Se si affermassero Laschet e Röttgen ci sarebbe spazio in primavera per una candidatura di Spahn alla cancelleria. Con Merz no”. Con i candidati attualmente in testa, è chiaro che la Cdu si sposterà a destra, ha anche rilevato, “il punto è capire di quanto”. Una collaborazione con gli oltranzisti di Afd è però da escludere: lo stesso Merz, in pole position per “la nostalgia” che molti cristiano-democratici hanno di un partito più conservatore, “con idee precise sul clima o su cosa sia un matrimonio ad esempio”, è “abbastanza intelligente da capire che un’alleanza con l’estrema destra farebbe più danni che altro: tanti voti raccolti dalla Merkel migrerebbero verso l’Spd o i Verdi”. A chi teme che l’avvocato finanziario possa essere una specie di Trump tedesco, risponde poi in termini rassicuranti: “Merz è più intelligente di Trump. E anche se è ossessionato da se stesso, non è un egotista come l’ex presidente degli Usa”. Per chi tifa la Merkel? “La sua candidata era Annegret Kramp-Karrenbauer” e con il fallimento plateale dell’ex presidente del Saarland, la cancelliera non ha più espresso preferenze. “Con Roettgen ebbe delle rogne, con Merz consistenti problemi. Quindi fra i tre sfidanti attuali preferisce Laschet”. Ma per la cancelleria Merkel pensa che dovrebbe affermarsi “chi è tanto capace da tenere il partito al 40%”. Nessuno dei tre che concorrono sabato, secondo Muenkler.

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