Ankara fa pace con Mosca



MOSCA. Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan si incontreranno oggi a San Pietroburgo per cercare di seppellire definitivamente l’ascia di guerra. Sono motivi economici e di politica internazionale a spingere lo ‘zar’ russo e il ‘sultano’ turco a ricucire i rapporti, deterioratisi profondamente dopo che l’anno scorso gli F16 di Ankara hanno abbattuto un jet militare russo al confine tra Siria e Turchia. “È stata una pugna- lata alle spalle da parte dei complici del terrorismo”, tuonò allora il leader del Cremlino.

A distanza di quasi nove mesi, i toni sono però radicalmente cambiati: Erdogan chiama adesso Putin “il mio amico Vladimir” e assicura che oggi “sarà aperta una nuova pagina nei rapporti bilaterali” tra Mosca e Ankara.

Con Usa e Ue, il presidente turco sembra invece non andare più d’amore e d’accordo, e in un’inter- vista a Le Monde ha accusato “l’Occidente” di aver “lasciato i turchi da soli” durante e dopo il mancato golpe di tre settimane fa.

Quello di oggi, oltre a essere il primo faccia a faccia tra Putin ed Erdogan dopo l’abbattimento del caccia bombardiere russo - a cui Mosca ha risposto imponendo dure sanzioni alla Turchia -, sarà anche il primo viaggio all’estero del presidente turco dal fallito putsch di metà luglio in cui hanno perso la vita oltre 270 persone.

Erdogan ha reagito al tentato colpo di Stato con purghe di dimensioni colossali: in totale quasi 18.000 persone sono finite in carcere e decine di migliaia sono state sospese o sollevate dai loro incarichi pubblici in quella che molti analisti interpretano come una gigantesca caccia alle streghe o uno stratagemma per sbarazzarsi di vecchi avversari e rafforzare il potere del ‘sultano’.

Ieri il vicepremier ha fatto sapere che sono stati fermati anche 10 stranieri, quattro dei quali formalmente arrestati, per legami con Fethullah Gulen.

Per Ankara, dietro il tentativo di deporre Erdogan c’è infatti l’imam e magnate che vive negli Usa dal 1999 e che Washington non sembra avere alcuna intenzione di estradarlo come vorrebbe la Turchia. Gli americani ritengono che non ci siano elementi che provino il coinvolgimento dell’ex alleato di Erdogan nel tentato golpe, e questo ha mandato su tutte le furie le autorità turche con inevitabili conseguenze nei rapporti tra gli Stati Uniti e Ankara.

Resta alta la tensione anche con l’Ue, pre- occupata, tra le altre cose, dall’intenzione di Erdogan di reintrodurre la pena di morte. Da Bruxelles hanno più volte ricordato che una scelta del genere comporterebbe l’inevitabile fine del negoziato di accesso all’Ue.

Ma questa sembra al momento l’ultima preoccupazione di Erdogan: “Sono 53 anni che siamo alle porte dell’Europa, l’Ue è la sola responsabile e colpevole”, ha risposto il leader turco minacciando uno stop all’applicazione dell’accordo sui migranti. Ankara quindi s’allontana dall’Occidente e s’avvicina al Cremlino con un processo iniziato già a giugno, quando Erdogan ha scritto a Putin una lettera scusandosi per l’abbattimento del jet.

La Turchia s’aspetta la ripresa dei voli char- ter dalla Russia e la cancellazione dello stop alle importazioni di prodotti alimentari turchi deciso l’anno scorso da Mosca, da cui tra l’altro Ankara acquista buona parte del suo gas. Un miglioramento dei rapporti potrebbe inoltre portare al rilancio del progetto per il gasdotto Turkish Stream e del contratto per realizzare una centrale nucleare in Turchia.

È comunque alquanto improbabile che Er- dogan chiuda la porta in faccia all’Occidente: Ankara fa parte della Nato e i tre quarti degli investimenti stranieri in Turchia provengono dall’Europa. E soprattutto ‘zar’ e ‘sultano’ sostengono fazioni rivali in Siria.

Erdogan lo ha ribadito anche oggi riferendosi a Bashar al Assad: “È necessario metterlo da parte”, ha dichiarato. Ma, almeno per il momento, abbandonare il fido alleato non rientra assolutamente nei piani del Cremlino.


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