Anm: “Pronti a protestare”


“VIA DAL DISEGNO DI LEGGE PENALE LE NORME CHE FANNO SALTARE LE INDAGINI”


ROMA. Tentare il dialogo con il governo sulla riforma del processo penale, sulle pensioni delle toghe e sugli investimenti per la giustizia; ma nello stesso tempo tenersi pronti a imbracciare l’arma della protesta, non escluso lo sciopero, magari insieme con l’avvocatura e con i sindacati del personale giudiziario, sulla “cronica carenza di risorse” per il settore, che sta conducendo gli uffici giudiziari “al collasso”. E’ la linea scelta all’unanimità dopo una lunga giornata di confronto dall’Associazione nazionale magistrati e su cui il parlamentino delle toghe è riuscito a non dividersi. La giunta, guidata da Piercamillo Davigo, chiederà un incontro “urgente” al presidente del Consiglio e al ministro della Giustizia su una precisa piattaforma: investimenti per il settore; l’eliminazione dalla riforma del processo penale di quelle norme che “faranno saltare le indagini”, soprattutto in materia di corruzione, e che “obbligano i pm a svuotare gli armadi” piuttosto che accertare i reati, come dice Davigo; oltre al ripensamento del decreto che ha prorogato il solo pensionamento dei vertici della Cassazione. Intanto i vertici dell’Anm avvieranno contatti con gli altri comparti della giustizia per arrivare magari a una mobilitazione comune, senza la quale comunque il 14 ottobre prossimo le toghe decideranno da sole le “più opportune iniziative di protesta”. Il rischio di una spaccatura c’era perchè il gruppo di Area (che rappresenta le correnti di sinistra) avrebbe voluto che si desse subito un segnale forte; una scelta che sembrava inizialmente condivisa anche all’interno del gruppo di Autonomia&Indipendenza, il gruppo che fa capo a Davigo, ma che è stata ritenuta non opportuna da chi ha visto nella decisione di Renzi di ritirare la fiducia sulla riforma del processo penale il segnale di un’apertura da cogliere. Così come hanno pesato i dubbi su un’iniziativa forte di fronte a un ministro, che a differenza del passato, ha dato comunque un segnale di “inversione di tendenza”, con l’annuncio di un bando per mille assunzioni di personale amministrativo dopo 20 anni di blocco di concorsi. La lunga giornata dell’Anm era cominciata presto, con la convocazione a Roma dei capi degli uffici giudiziari (a cominciare dal Pg della Cassazione Pasquale Ciccolo), per lanciare tutti insieme l’allarme sul rischio collasso di tribunali, procure ordi- narie e generali e Corti d’appello. Novemila posti destinati al personale amministrativo sono vuoti, la scopertura media è del 21%, con punte superiori al 50%. “Quale azienda potrebbe funzionare con scoperture del 52% del personale?”, la domanda polemica di Davigo, mentre il pm di Napoli Nord Domenico Airoma avverte che in queste condizioni si fa la “guerra con una pistola scarica” e il procuratore di Torino Armando Spataro dice con chiarezza che tra un po’ si arriverà alla “chiusura” di alcuni uffici. Mentre il Pg di Napoli chiede uno “sforzo strategico”, rilevando come nessun sollievo sia arrivato dal personale in mobilità arrivato dalla Croce Rossa: “non è adeguato alle nostre esigenze”. “Con il ministro Orlando il dialogo c’è, ma non bastano le buone intenzioni” sottolinea Davigo, che con i colleghi giudica “del tutto insufficienti” le misure messe in campo. Serve “un piano pluriennale di assunzioni”, altrimenti quelle appena annun- ciate resteranno “una goccia nel deserto”, dice il segretario dell’Anm Francesco Minisci.


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