Annaspa la nuova Inter



L’analisi/Un punto in 2 gare ed involuzione (atletica e mentale) nella ripresa col Torino

MILANO. Le notizie confortanti ci sono, nonostante tutto. Perché i progressi fatti vedere nel primo tempo, la partita di Perisic, la sicurezza di De Vrij e Icardi più al centro del gioco sono note positive dalle quali ripartire dopo un pareggio che all’Inter brucia. Non è stata una notte di festa contro il Torino, ma non è tutto da buttare. Ora però Spalletti deve fare in fretta se vuole cancellare la falsa partenza: al di là della rimonta incassata e di un solo punto guadagnato in due partite, preoccupa l’atteggiamento di una squadra che si è sgretolata alle prime difficoltà. Questa Inter bipolare, che non sa lottare, è ancora “l’antinessuno”, come dice il suo allenatore. LE BUONE NOTIZIE - La prima è Perisic già in palla. In casa del Sassuolo era entrato solo nel secondo tempo e a una settimana di distanza, l’esterno croato ha mostrato una crescita evidente. Nella sua partita, oltre al gol, ci sono anche due tiri nello specchio, altri due respinti, 30 pas- saggi positivi. Nella ripresa, inevitabile il calo anche se, prima del recupero, Perisic ha sfiorato il gol della vittoria con un sinistro che ha esaltato i riflessi di Sirigu. Icardi: Spalletti gli chiedeva di muoversi di più fuori dall’area di rigore, di partecipare con regolarità alla manovra, e Icardi ha accettato la sfida e ha dato una risposta importante, soprattutto nei primi 45 minuti: ha aperto varchi, giocato di sponda, piazzato l’assist per Perisic e un altro non sfruttato da Politano. La sua minore pericolosità in area è il rovescio della medaglia: il suo primo tiro in porta è arrivato dopo 84 minuti. Tra i motivi per i quali sorridere c’è anche la prova di De Vrij, il migliore dei difensori non solo per il gol segnato: l’olandese è sembrato sicuro anche quando nella ripresa gli attaccanti del Toro arrivano da tutte le parti. QUELLE CATTIVE - Il crollo fisico e mentale della squadra è stato il segnale più preoccupante del debutto a San Siro. Nel serbatoio dell’Inter la benzina ha iniziato a scarseggiare quando Belotti, al 55', ha riaperto la partita. Gambe pesanti e tanta confusione: a quel punto, ha prevalso la paura di non vincere, un peccato imperdonabile per una squadra che ha l’ambizione, legittima, di diventare davvero grande. È bastato un attimo per sgretolare le certezze nerazzurre: la squadra è finita in riserva e il Toro ha preso il pieno controllo del campo. I numeri della ripresa sono impietosi per l’Inter: i granata hanno giocato 16 palloni nell’area interista contro i 5 degli uomini di Spalletti. Icardi e compagni non sono più riusciti a tenere palla, hanno perso le distanze ed è aumentato vertiginosamente anche il numero dei passaggi sbagliati, 131. Un altro dato indicativo è quello del possesso palla: dal 63,3 per cento del primo tempo a 42,6 della ripresa. Senza una guida capace di ragionare, mettere ordine, l’Inter è sparita. A tutto questo si sono aggiunte le incertezze di Spalletti, dubbi che accompagnano l’allenatore dall’infortunio di Nainggolan nel precampionato. Perché è subito svanita l’idea di squadra che il tecnico interista aveva in testa fin dall’acquisto del Ninja, l’uomo che doveva e dovrà garantire equilibri e intensità, rifornimenti costanti dal centrocampo per l’attacco. Senza l’ex romanista, non può essere nuova Inter. E questa è certamente un’attenuante per Spalletti, che domenica sera ha ristrutturato nuovamente la squadra cambiando assetto tattico e accelerando il passaggio a una difesa 3. Mossa forzata? Il risultato dice di sì. L’allenatore ha adattato D’Ambrosio nei tre centrali per un assetto a “3 e mezzo”, vista l’abilità di scivolare sulla fascia e trasformare la linea a 4 in base ai momenti della partita.


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