Anti-Donald anche gli inglesi


CASA BIANCA/SPOPOLA LA PETIZIONE POPOLARE CONTRO IL NEO PRESIDENTE USA


LONDRA. La Gran Bretagna sogna di chiudere le porte in faccia a Donald Trump, così come lui vuol chiudere i confini d’America ai cittadini di sette Paesi islamici. O, almeno, sogna di farlo un numero cospicuo di sudditi di Sua Maestà: oltre 1,4 milioni quelli che hanno firmato in meno di due giorni una petizione popolare contro il neopresidente Usa sulla scia dell’appello lanciato dal leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, per un rinvio della visita di Stato di ‘The Donald’ a Londra in programma da qui a qualche mese. Ma il governo May, per quanto imbarazzato dal ‘bando anti-musulmani’ del nuo- vo inquilino della Casa Bianca, non ha intenzione di riarrotolare il tappeto rosso che la premier Tory si è affretta- ta a promettere a Washgton non più tardi di venerdì e conferma la volontà di accogliere con ogni riguardo l’ospite d’oltreoceano. Ricevimento dalla regina a Palazzo incluso. “Noi non siamo d’accordo con queste restrizioni, non è il modo in cui agiremmo”, premette un portavoce di Downing Street incalzato dai giornalisti. “Come abbiamo sottolineato la settimana scorsa, se siamo in disaccordo su qualcosa saremo lieti di dire che siamo in disaccordo”, aggiunge. Ma da amici. E quindi di mettere in discussione un invito “già consegnato e accettato” non se ne parla proprio. Neppure come gesto simbolico in attesa che il bando de- cada, fra 90 giorni, secondo quanto invocato ieri da Corbyn e - a seguire - dai Libdem di Tim Farron, dagli indipendentisti scozzesi dell’Snp, dal sindaco Labour di Londra Sadiq Khan (figlio d’immigrati islamici del Pakistan), persino da qualche parlamentare conservatore di spicco sensibile allo sdegno che sale da buona parte del regno. La risposta al furore dell’ondata di piena di adesioni alla petizione che vorrebbe veder cancellata la visita del presidente- magnate è dunque picche. Così come picche era stata quella riservata mesi fa a una petizione analoga - rimasta sulla carta - che avrebbe voluto far proclamare persona non grata sull’isola l’allora candidato re- pubblicano dopo i primi, spicci altolà alla ‘immigrazione musulmana’. Per non lasciare dubbi, il portavoce puntualizza che Theresa May - ansiosa di garantirsi una sponda di peso in vista della Brexit - sara’ anzi “felice di ricevere Trump”. A dispetto di tutto e in barba addirittura alle voci da cui risulta che il presidente si prepari a snobbare platealmente il principe Carlo, erede al trono: ‘reo’ d’averlo criticato per lo scetticismo sui cambiamenti climatici. Nel tentativo di far digerire un salamelecco che i detrattori giudicano da Stato vassallo (altro che alleanza strategica fra pari, taglia corto l’economista Nouriel Roubini evocando una “Little Britain” col cappello in mano), il governo si aggrappa all’esenzione che il ministro degli Esteri, Boris Johnson - critico ai Comuni contro una misura “divisiva e sbagliata”, ma attento a misurare i toni verso “i partner” americani - pare sia riuscito a strappare per i soli britannici originari dei Paesi messi in quarantena da Washington e in possesso di doppio passaporto. Esenzione li- mitata a chi cercherà di raggiungere gli Usa partendo dalla Gran Bretagna, riconosce il Foreign Office. Ma che comunque permette a Downing Street di sbandierare “il rispetto dei diritti dei cittadini del Regno Unito”: forse anche di quel Mo Farah, pluricampione olimpico di atletica e gloria dell’Union Jack di radici somale, da anni residente in America, che non ha esitato a rinfacciare a Trump di volerlo far diventare da un giorno all’altro “straniero” a casa sua.


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