Anti-’ndrangheta in Calabria

45 ARRESTI. FERMI ANCHE IN ALTRE REGIONI. GUERINI E LAMORGESE: LO STATO C’È



di Alessandro Sgherri

CATANZARO. Da Sud a Nord, lo Stato assesta altri duri colpi alla ‘ndrangheta. Tre distinte operazioni coordinate dalle Direzioni distrettuali antimafia di Reggio Calabria, Catanzaro e Roma hanno portato al’arresto in varie regioni di 78 persone -tra capi, gregari e alcuni professionisti che agivano da sostegno alle cosche - ed al sequestro di beni per un totale di 16 milioni di euro. A Roma i carabinieri hanno condotto un’operazione antidroga che ha interessato varie regioni con 33 arresti, mentre il filo conduttore che lega le operazioni in Calabria, oltre, naturalmente, alle mire egemoniche sulle attività economiche, è la volontà delle cosche di imporre il proprio controllo sul territorio. Era questa volontà, unita a quella di fare business, quella manifestata con i fatti da Filippo Barreca, boss della cosca operante nel quartiere di Pellaro e Bocale di Reggio Calabria, arrestato dai carabinieri del Comando provinciale insieme ad altre 27 persone nell’operazione “Metameria”. Il boss, scarcerato per motivi di salute, era agli arresti domiciliari e da lì continuava a gestire gli affari del clan, curava i rapporti con gli imprenditori collusi e sfruttava anche - come ha spiegato il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri - le visite in ospedale per andare ad incontrare i capi delle altre cosche per discutere le dinamiche criminali che lo hanno visto protagonista. E il controllo del territorio lo hanno sempre perseguito anche i Forastefano, famiglia criminale operante nella Sibaritide, che per ottenerlo non ha esitato a fare ricorso all’uso delle armi. Una famiglia, ha spiegato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, dal “pedigree di ferocia” per avere “insanguinato per anni interi ambiti e territori della provincia di Cosenza” e “che aveva l’ossessione del controllo del territorio, non solo sul piano fisico, ma anche economico”. E per ottenere quest’ultimo scopo, gli ‘ndranghetisti si rivolgevano a professionisti compiacenti che li aiutavano a fare di conto ed a trovare le migliori strategie legali per aggirare le leggi. “La ‘ndrangheta che si evolve ha bisogno del mondo delle professioni, che a loro volta hanno abbassato di molto l’etica e la morale in nome del Dio denaro, è sono prone ai servigi all’imprenditoria mafiosa”, è stato l’amaro commento di Gratteri. I Forastefano, colpiti dall’operazione “Kossa” - dall’antica denominazione di Cassano allo Ionio - condotta dalla Squadra mobile di Cosenza e dallo Sco con 17 arresti, dopo le operazioni del 2008 si erano rigenerati penetrando nel tessuto economico della Sibaritide, ed in particolare nel settore agroalimentare e in quello dei trasporti. Tra le vittime anche un’azienda a livello europeo con sede a Ferrara che opera nel campo della commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli. Il rappresentante legale delle attività avviate nella Sibaritide è risultato vittima di una lunga serie di vessazioni. Soddisfazione per le nuove operazioni è stata espressa dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini - “nuovo, duro colpo alla ‘ndrangheta e confermano che lo Stato c’è” - e dell’Interno Luciana Lamorgese secondo la quale le indagini “dimostrano l’impe- gno quotidiano dello Stato in territori difficili, finalizzato a contrastare i sodalizi criminali”.

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