Antimafia “pasticcio tecnico”  



SENATO/LA RIFORMA DEL CODICE MAI COSÌ A RISCHIO: OGGI POTREBBE SALTARE TUTTO

ROMA. Riforma del Codice Antimafia mai così a rischio. Dopo l'ostruzionismo del centrodestra guidato da FI, e dopo la decisione a sorpresa di Ap di dare libertà di voto ai suoi, ora è una questione tecnico burocratica, probabilmente creata ad hoc, che rischia di far saltare il provvedimento che estende le misure cautelari, previste per i mafiosi, anche ai corrotti. L'Aula del Senato, per sanare un'anomalia evidenziata nel testo dai senatori di FI Antonio Azzollini e Giacomo Caliendo, ha di fatto "votato per due volte" l'articolo 32 "mettendo una volta per tutte - come commenta il leghista Roberto Calderoli - una pietra tombale sulla riforma". Il "pasticcio tecnico" tinto di "giallo" è complicato da spiegare da un punto di vista regolamentare, ma "è semplice" da sintetiz- zare da un punto di vista politico. E signifi- cative in questo senso sono ancora una volta le parole di Calderoli che parla apertamente di "Codice delle Larghe Intese". Con il naufragio del ddl si metterebbe, infatti, "in salvo" il patrimonio del Cav, accusato di corru- zione in atti giudiziari per la vicenda delle Olgettine (tra le misure cautelari che potrebbero venire estese anche agli accusati di reati contro la P.A come la corruzione c'è an- che la confisca dei beni) facilitando così un eventuale accordo su un possibile futuro governo delle larghe intese. E nell'opposizione che sostiene tale tesi si fa notare anche come i magistrati intervenuti "solo ora" per esprimere perplessità sul ddl "molti siano riconducibili a Renzi".Acominciare da Luciano Violante, Sabino Cassese e Raffaele Cantone. In difesa di quest'ultimo però si ricorda che dubbi sulla riforma del Codice vennero espressi già "mesi fa nel suo libro sulla corruzione". Tornando all'aspetto tecnico, la questione è complessa. Nell'ultimo articolo del ddl che la scorsa settimana non si era riusciti ad esaminare (secondo alcuni per mancanza di tempo secondo altri proprio per lasciar aperto un vulnus per sabotare la riforma), il 36, si stabiliva che non erano previsti "nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica" contraddicendo di fatto un'altra norma, l'articolo 32 in cui si parlava di una somma di 20 milioni di euro da destinarsi per il "triennio 2018- 2020". Azzollini rileva l'incongruenza e alla fine di una discussione in punta di regolamento si decide di intervenire, prima di tutto respingendo l'emendamento soppressivo dell'articolo presentato da Caliendo e poi mettendo a punto un'altra proposta di modifica al 36 che inserisce un semplice richiamo diretto alle norme di spesa già contenu-e nella riforma (oltre all'articolo 32 c'è un'altra previsione di spesa nell'articolo 27). Questo secondo emendamento firmato dai relatori Giorgio Pagliari e Giuseppe Lumia passa. Ma c'è un'altra questione ancora più grave: l'articolo 32 (al 4 comma) è formalmente sbagliato. Invece di prevedere una ripartizione dei 20 milioni anno per anno come impone il regolamento, si fa un riferimento generico al "triennio". Il presidente della commissione Bilancio Giorgio Tonini riconosce l'errore. La seduta viene sospesa due volte. La correzione scritta da Tonini di ripartire i 20 milioni in 7 per il 2018, 7 per il 2019 e 6 per il 2020 riceve anche il via libera dal Ragioniere dello Stato. La ripartizione però potrà venire inserita nel testo solo con il coordinamento formale che dovrebbe essere votato domani al termine delle dichiarazioni di voto. Ed è qui che il ddl potrebbe ricevere il "colpo di grazia". Già con l'emendamento dei relatori osserva Calderoli (e parte dell'opposizione), "l' Aula ha votato per due volte lo stesso articolo 32" per di più "sbagliato", cioè non ancora corretto dal coordinamento formale. E questo "in barba al Regolamento e alla Costituzione". Ma quale sarà il destino del ddl lo si capirà solo oggi.


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