Appalti/«Sopprimere» la stretta anti-eversione del decreto fiscale



ROMA. Rinviare, o "sopprimere" direttamente, la stretta anti-evasione negli appalti prevista dal decreto fiscale, che comporta un "rischio di blocco delle attività per interi settori". L'allarme - in scia al peggioramento (-4,3%) della recessione industriale in atto da un anno e mezzo certificato ieri dall'Istat - arriva dalle associazioni datoriali con l'adesione dell'Abi. L'Agenzie delle entrate, in vista della scadenza imminente del 17 febbraio, risponde con una circolare "in corso di finalizzazione" che fornirà ulteriori chiarimenti e cercherà di "minimizzare gli adempimenti" per le imprese. Ferma restando la necessità di assicurare che la norma "esplichi i propri effetti in termini di prevenzione" degli illeciti. L'appello delle diverse associazioni datoriali sembra scandire le difficoltà del settore imprenditoriale proprio mentre nuovi dati arrivano dalla Banca d'Italia sulle difficolt' del credito: a dicembre - ha rilevato via XX Settembre - i prestiti alle imprese sono scesi dell'1,2% rispetto al mese prece- dente che già aveva registrato la contrazione del 2%. Ora è la norma sugli appalti a pre- occupare le diverse confederazioni che scandisce l'ennesima puntata dell'iter tortuoso del provvedimento, inserito nel decreto fiscale come misura anti-evasione e volta in particolare a contrastare il fenomeno delle imprese e cooperative fittizie, cui ricorrono al- cune società appaltatrici, che con Iva e contributi per i lavoratori non versati dribblano il fisco sparendo dai radar in breve tempo.Dopo numerose modifiche in sede di conversione in legge, fra le pressioni delle associazioni datoriali, l'Agenzia delle entrate aveva sbloccato il certificato di regolarità fiscale, una sorta di 'Durc fiscale salva appaltì che consente di non applicare la norma per le imprese 'verificatè, quelle in possesso di determinati requisiti: come l'essere in attività da almeno tre anni ed essere in regola con gli obblighi dichiarativi. Ma la stretta antievasori introdotta dal decreto fiscale continua a dividere. La scadenza ravvicinata di lunedì prossimo per i versamenti e per il 'Durc' rischia di creare un ingorgo agli sportelli delle Entrate. In una lettera al ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, Confindu- stria, Assonime, Ance e Rete Imprese Italia, cui si unisce l'Associazione bancaria italiana, chiedono "la soppressione delle nuove regole o, almeno, di procrastinarne l'entrata in vigore al primo luglio 2020" applicandole ai contratti stipulati da gennaio 2020. Perché molte imprese - si legge nella missiva - segnalano il pericolo che si "possa bloccare l'attività di interi settori". Nella lettera, le associazioni chiedono "ulteriori approfondimenti" su numerosi aspetti della norma, per consentire di adeguare processi gestionali e amministrativi. Un sistema automatizzato e digitalizzato per il rilascio dei certificati, per evitare di mandare in tilt gli sportelli degli uffici territoriali dell'Agenzia delle entrate. Il provvedimento voluto dal governo chiede all'impresa appaltatrice o affidataria di effettuare le ritenute fiscali, senza compensazione, e comunicarne i versamenti al committente entro i cinque giorni dalla scadenza. Il committente, dunque la Pa, è tenuto a verificare. l'impresa appaltatrice deve trasmettere al committente un elenco nominativo di tutti i lavoratori impiegati nell'appalto nel mese precedente. Se è inadempiente, ovvero in caso di omesso o insufficiente versamento delle ritenute fiscali, il committente dovrà sospendere, finché perdura l'ina dempimento, il pagamento dei corrispettivi maturati dall'impresa appaltatrice.

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