Appello anti-astensionismo



VERSO LE ELEZIONI/GENTILONI INVITA A UNA CAMPAGNA ELETTORALE “CREDIBILE”

ROMA. Contro l’astensionismo serve una campagna elettorale “credibile”; se invece va in scena una “fiera dell’odio, delle paure e delle illusioni è difficile avere partecipazione”. Paolo Gentiloni a un mese e mezzo dalle elezioni indica la sua ricetta per evitare il rischio delle urne vuote e lancia anche un appello: “Un po’dipende anche da noi: partecipare è importante sempre; questa volta - dice - lo è particolarmente, perché si decide a chi affidare il governo mentre stiamo uscendo dalla crisi”. Parole che arrivano nel giorno in cui il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha deciso di fare un bilancio dell’attività di governo e di mettere in evidenza anche alcune ombre, a partire dai giovani: in troppi lasciano l’Italia - osserva - per cercare fortuna all’estero. Pochi laureati e disoccupazione alta sono gli altri due mali che affliggono le ultime generazioni secondo il titolare del Tesoro, che si ritrova al centro di polemiche all’insegna del sarcasmo da parte delle opposizioni per critiche che vengono considerate tardive. Le parole del ministro dell’Economia, e candidato Pd alle elezioni, rappresentano l’ammissione - commenta la deputata 5S Laura Castelli - del “fallimento” delle politiche di questi anni e pensare, ironizza Elisa Simoni di LeU, fino all’altro ieri “tutto andava bene”. D’altro canto, i giovani sono a tal punto importanti nel medio-lungo periodo che, secondo l’inquilino di via XX Settembre, per innalzare il potenziale di crescita del Paese “la via maestra è l’investimento nel capitale umano”, oltre che il rafforzamento delle riforme fatte. Che il “capitale umano” sia da valorizzare lo pensa anche il premier Paolo Gentiloni che guarda però anche ai cosiddetti “fondamentali” e si dice convinto che il primo obiettivo della prossima Legislatura dovrebbe essere la “graduale riduzione del nostro debito pubblico”. Dopodiché anche il presidente del Consiglio riconosce proprio nei giovani, assieme al Sud, una delle questioni chiavi per la crescita del Paese e, soprattutto, per la lotta alle diseguaglianze. La crisi, secondo Gentiloni, “ha lasciato ferite non rimarginate”. Non ci si deve dunque accontentare di un Paese che “si è rimesso in moto”, perché se è vero che una parte del Paese corre, un’altra è rimasta indietro, e soffre. Ombre appunto che però per Gentiloni non mettono in discussione il fatto che il nostro Paese sia, fra quelli europei, di gran lunga il più affidabile. Un ottimismo che va di pari passo con il monito a “non dilapidare i risultati raggiunti” e quindi a “non scardinare i pilastri” del nostro sistema, da quello pensionistico a quello fiscale perché - è la tesi del premier - non è certo ancora arrivato “il tempo delle cicale”. Per andare avanti dunque servono “fiducia e coraggio” ma comunque il ragionamento nel suo insieme suona come una rassicurazione dopo gli allarmi arrivati da Bruxelles. La necessità di proseguire sulla strada del risanamento viene evidenziata ancora una volta, tra l’altro, proprio dalla commissione europea. Il vicepresidente Valdis Dombrovskis ricorda infatti come sia necessario per l’Italia insistere nella riduzione del deficit: non sarebbe interesse italiano, è la tesi anche del commissario economico Pierre Moscovici (diversamente da quanto sostenuto da Tajani), sforare il tetto del 3%. Apertamente nessun Paese europeo dice comunque di volersi “immischiare” negli affari di politica interna italiana ma oltralpe viene condiviso l’auspicio di un governo anti isolazionista: “Siamo ottimisti - dicono il ministro delle Finanze tedesco, PeterAltmaier e il francese Bruno Le Maire - che anche in Italia le forze pro-europee vinceranno”. E anche Fitch (l’agenzia di rating) dice di non essere preoccupata dalla “deriva euroscettica” in salsa italiana mentre teme “una politica fiscale espansiva”.


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