Appello di Balotelli contro il razzismo



TORINO. Diciotto anni da "non italiano", nonostante nel Belpaese, dove era pure nato, ci vivesse e ci studiasse. Sentirsi 'straniero' a casa propria non deve essere stato facile per Mario Balotelli .

"E' stata la parte peggiore della mia vita", dice l'attaccante, che dopo aver ritrovato la maglia della Nazionale torna ad incrociare le armi col neo ministro dell'Interno, Matteo Salvini, nella battaglia per i diritti.

"La legge italiana dovrebbe fare qualcosa", è l'appello del 'coloured' bresciano per cambiare lo Ius Soli. "Non è la priorità mia, né degli italiani", è la secca replica del responsabile del Viminale. L'occasione per lanciare l'ennesimo sasso nella discussione politica è la presentazione a Torino, dove gli azzurri hanno concluso il primo ciclo di amichevoli col nuovo ct Mancini, del libro 'Demoni' del giornalista Alessandro Alciato. Tredici capitoli per tredici protagonisti del mondo del calcio a cui la vita ha dato tantissimo, ma anche sottratto qualcosa. Il capito dedicato al numero 9 inizia proprio con quel "negro schifoso" urlato contro di lui, ancora ragazzino, seduto in un bar a Ponte Milvio. "E' stato un momento durissimo per me", racconta oggi il giocatore, un calvario di sospetti e offese solo per l'origine ghanese dei genitori e il colore della pelle.

"Da giovane è stato difficile non essere riconosciuto come italiano", sottolinea, ricordando il diluvio di insulti dagli spalti dei campi da calcio. "Scimmia", "negro","torna in Africa".

Un fiume in piena di odio a cui ha risposto a suon di gol, la cresta alta anche nei momenti più bui.

"Non sono un politico, ma penso che la legge debba essere cambiata. Mi sento di lanciare un appello" sullo ius soli, l'ennesimo dopo l'invito all'Italia a "svegliarsi" dei giorni scorsi a chi ha storto il naso all'idea di vederlo un giorno in maglia azzurra con la fascia da capitano. "Buon lavoro, e divertiti, dietro al pallone" è il tweet con cui Salvini liquida la proposta del giocatore che, riconquistata la Nazionale, ora vuole trovare un club che gli permetta di tornare protagonista dopo l'esilio in Francia. "Non so dove andrò a giocare, se in Italia o all'estero. Torino? E' una bella città - dice a proposito del suo accostamento al Toro -. All'avvocato Rigo (collaboratore del suo agente, Mino Raiola, ndr) ho detto che dove giocherò lo sa Salvini...".


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