Appendino non si ricandida

TORINO/LA DECISIONE DELLA SINDACA DOPO UNA LIEVE CONDANNA IN PRIMO GRADO



di Erika Petromilli

TORINO. Aveva promesso che la decisione sarebbe arrivata dopo l’estate, ma dopo la condanna per il caso Ream, si è presa “qualche giorno in più” di riflessione. Alla fine, però, la scelta, per quanto “dolorosa”, è arrivata: Chiara Appendino non si ricandida alla guida di Torino per “coerenza”. Perché anche se la condanna, sei mesi in primo grado per falso ideologico con l’accusa di un’errata imputazione a bilancio di 5 milioni, è “lieve”, e c’è ancora l’appello, “in politica, prima di ogni cosa, bisogna essere coerenti con i propri principi”. A otto mesi dal voto, la ‘ritirata’ della prima cittadina apre la partita della successione, con i partiti che si preparano alle grandi manovre. L’annuncio della sindaca pentastellata, dopo la comunicazione alla sua maggioranza, è arrivata attraverso un video su Facebook. Tailleur rosso, voce emozionata, per dieci minuti Appendino parla dei cinque anni alla guida del capoluogo piemontese dal Monte dei Cappuccini, il Po, la Mole Antonelliana e le montagne sullo sfondo. “E’ stato un percorso subito in salita”, dalla questione Salone del Libro, trovato con un piede a Milano ma trattenuto con forza a Torino, al piano di rientro per le difficoltà di Bilancio. Un lustro in cui non sono mancati gli screzi con la maggioranza, oltre alle battaglie con le opposizioni, e neppure le tragedie, come piazza San Carlo, fino alla condanna in tribunale che ha fatto pendere l’ago della bilancia verso il no. “Ho atteso la sentenza, perché la ritenevo determinante. Se fosse stata diversa? Con i se e con i ma non si ragiona...”. Il dado è tratto ed ora si aprono i giochi della politica. “E’ il momento - dice Appendino - che non si parli più di me, forse lo si è fatto anche troppo magari perché era comodo. E’ il momento che le forze politiche inizino a parlare del futuro della città, che si mettano da parte gli interessi di bottega, i personalismi. E sono certa che le forze politiche sentiranno questa responsabilità”. Gli scenari aperti sono molti. Per mesi Pd e M5S hanno ripetuto che a Torino, dove l’opposizione non ha fatto sconti ai 5S, non ci fosse margine per un accordo nel segno della continuità. Ma ora che una sua ricandidatura è esclusa, e mentre il centrosinistra si prepara alla sfida delle primarie, un’alleanza intorno a un candidato civico è più di una ipotesi. “Un accordo? Non so quante probabilità ci siano e mi sembra un ragionamento prematuro”, osserva invitando ad andare oltre i nomi e concentrarsi sui temi. Quanto al suo, di futuro, Appendino assicura di essere to- talmente concentrata sulla città. “Ogni volta che poteva esserci una possibilità diversa ho sempre scelto la mia città”, sot- tolinea ricordando il rifiuto a far parte del governo Conte. “Non è che ogni volta che si fa un passo di lato - sostiene - significa che c’è un’altra poltrona pronta”. Quello che è certo è che la sindaca uscente continuerà a fare politica. E non è detto che questa volta il suo prossimo incarico possa portarla davvero a Roma, ma ad occuparsi del Movimento a cui ha aderito sin dalla prima ora. “Chiara è una risorsa e continuerà ad esserlo. Sempre. Massima fiducia in lei”, dice non a caso Luigi Di Maio, che la descrive come “una donna con la schiena dritta”: “in questi anni ha saputo amministrare in maniera egregia una città importante come Torino ed è stata esempio di buona politica; ha portato avanti sempre e solo gli interessi della città”. Di ben altro tenore sono i commenti che arrivano dagli alleati al governo nazionale. Stefano Lo Russo, capogruppo dem che secondo indiscrezioni sarebbe pronto ad accettare la sfida delle primarie del centro- sinistra per coronare il sogno di diventare sindaco di Torino, paragona Appendino a “”una sorta di comandante Schettino in salsa sabauda che abbandona la nave che ha portato a sbattere sugli scogli”. “E’ l’ora di liberare Torino - incalza il capogruppo della Lega, Fabrizio Ricca - e di mandare a casa sinistra e grillini”.

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