Appendino va a processo



SAN CARLO/INDAGINE CHIUSA: 14 PERSONE, TRA CUI IL SINDACO, VERSO IL RINVIO A GIUDIZIO

TORINO. A distanza di dieci mesi dalla notte di follia di piazza San Carlo la procura di Torino comincia a tirare le somme. Il filone principale dell'indagine si è formalmente concluso e per almeno quattordici persone si profila una richiesta di rinvio a giudizio: nell'elenco compaiono la sindaca, Chiara Appendino, l'ex capo di gabinetto Paolo Giordana con il direttore Paolo Lubbia e la dipendente Chiara Bobbio, l'allora questore Angelo Sanna con due dirigenti, i responsabili e collaboratori di Turismo Torino, la partecipata del Comune organizzatrice della serata- evento (la proiezione su maxi- schermo della finalissima di Champions League) sfociata in una serie di ondate di panico che provocarono 1.500 feriti e, giorni dopo, il decesso di una donna, l'ossolana Erika Pioletti. I pubblici ministeri Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo procedono per disastro, lesioni e omicidio colposo. "Resto a disposizione della magistratura, come lo sono sempre stata", commenta la sindaca Appendino, confermando di avere ricevuto la lettera con la chiusura delle indagini. Un gruppo di indagati non hanno ricevuto il rituale avviso di conclusione delle indagini preliminari: questo - a meno che non ci sia stato un ritardo nella consegna - di solito significa che la posizione viene stralciata in vista di una richiesta di archiviazione. Qui ci sono i nomi del prefetto, Renato Saccone, e di alcuni dei componenti della Commissione di vigilanza che svolsero i sopralluoghi in piazza. I giochi, comunque, non sono ancora fatti. Sono aperti, nel massimo riserbo, altri filoni di indagine, uno dei quali riguarda il secondo evento del 3 giugno, la proiezione 'gemella' al Parco Dora, dove non capitarono incidenti ma svariate irregolarità di gestione. L'iniziativa della procura cristallizza la direzione degli accertamenti: la serata di piazza San Carlo fu decisa e organizzata in modo frettoloso, ci furono errori nella progettazione, le problematiche sulla sicurezza si limitarono al rischio terrorismo, venne fatta affluire troppa gente (si parla di quarantamila persone), si permise la circolazione di bevande alcoliche in bottiglie di vetro che una volta frantumate a terra diventarono un tagliente tappeto di cocci, le transenne bloccarono le vie di fuga. È stata un'indagine colossale. Il grosso dell'impostazione accusatoria deriva dal lavoro di un consulente dei pm, Mauro Esposito. Esperti del settore hanno analizzato ilcomportamento della folla in preda al panico, altri hanno adoperato modelli matematici per delle simulazioni, mentre gli investigatori della Digos interrogavano non meno di duecento testimoni. La causa delle ondate di panico non è ancora stata stabilita con precisione: specialisti della polizia scientifica stanno cercando eventuali residui di spray urticanti in alcuni capi di vestiario dei tifosi che quella sera erano in piazza. Questo desta la perplessità degli avvocati difensori: "Come è possibile chiudere un'indagine se è ancora in corso una consulenza tecnica?".


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