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Applausi a Milano , Cortina



TOKYO (Giappone). “Great, davvero grande...”. Il complimento più bello alla prima presentazione della candidatura di Milano- Cortina 2026 arriva da uno che di sfide vinte e di olimpismo se ne intende molto, Sebastian Coe. Alla fine dei 20 minuti riservati all’Italia all’assemblea dei comitati olimpici di Tokyo, l’ex mezzofondista e attuale presidente della Iaaf sembra persino colpito, lui che ne ha viste tante. In quella che è una tappa importante ma non decisiva nel percorso che porterà a giugno alla scelta tra Milano-Cortina e l’altra candidata Stoccolma (platealmente mandata in avanscoperta senza sostegno politico in Giappone, priva com’è in questo momento la Svezia di un governo in piena funzione e perdipiù con la municipalità della capitale in bilico), emozionato sicuramente lo è Giovanni Malagò. Il presidente del Coni è abile nel suo intervento a sottolineare l’adesione del progetto italiano all’agenda 2020 con la quale il Cio ha indicato le direttrici etico finanziarie per i Giochi del futuro (low cost e sostenibili) e a sottolineare le eccellenze culturali, paesaggistiche e sportive italiane. Ma sincero dopo nel dire che “i voti non si guadagnano nelle presentazioni, perché c’è tutto un lavoro serio da fare prima della scelta del comitato olimpico internazionale”.

Un lavoro di preparazione del dossier economico e del masterplan con indicazione dei luoghi gara da condividere con Cio/federazioni internazionali e in questo senso gli incontri si susseguono. Ma anche un fervore diplomatico internazionale nel quale il numero 1 dello sport azzurro, in difficoltà in Italia nell’ultimo mese per il progetto di riforma del settore ideato dalle forze di governo, dà il meglio di sé. Nella squadra italiana a Tokyo (oltre a Malagò, al sindaco di Milano, Sala, al governatore del Veneto, Zaia e all’olimpionica azzurra Fontana ne fanno parte in maniera attiva Diana Bianchedi, il segretario generale Coni Mornati e il direttore della comunicazione, Di Tommaso, navigato trait d’union con il mondo Cio) non ci si sbilancia su nessuna scelta. Ma il masterplan dell’ipotesi di Giochi 2026 andrà recapitato a Losanna entro l’11 gennaio, poi sono previste la visita ispettiva della commissione di valutazione Cio (marzo-aprile) e dal 5 al 10 maggio a Gold Coast l’ultima presentazione.E dunque nella mappa a cinque cerchi potrebbero rientrare i trampolini di Predazzo e il centro del biathlon di Anterselva, in Alto Adige. A Cortina verrebbero concentrati sci alpino, sport come bob, slittino, skeleton e curling, mentre in Valtellina potrebbero andare lo snowboard a Bormio, il freestyle a Livigno e lo sci di fondo Santa Caterina (ma c’è anche un’ipotesi-discese della quale ieri Sala ha parlato con l’Ansa). Tutto il resto a Milano, dove gli impianti del ghiaccio sarebbero quattro: due palazzetti per l’hockey, l’anello per il pattinaggio velocità e la pista per short track e pattinaggio figura. È però un discorso ancora assolutamente ipotetico, il Cio da questo punto di vista non ha ancora in mano nulla e dunque non può avere concesso avalli. Mentre Gunilla Lindbeg, potente membro Cio svedese e speaker della candidatura di Stoccolma rivendica la vocazione “invernale” della sua terra, il sindaco di Milano punta sull’integrazione tra forze diverse: “Il nostro progetto - osserva sottolineando l’alto consenso ai Giochi, 83 per cento, dei suoi concittadini e la contemporanea assenza del sindaco di Stoccolma alla presentazione di ieri - ha la forza economica di una macro-regione tra le più prosperose e di successo d’Europa. Uno dei cosiddetti quattro “motori” del continente. L’Expo 2015 poi ci ha insegnato come portare a compimento eventi di tale portata (21 milioni di visitatori, per uno sforzo organizzativo di 6 mesi)”. Per Sala, dunque, Milano-Cortina è favorita, esattamente come la pensano i bookmakers. Mentre Zaia è più prudente (“calma”, ripete a tutti, sebbene nel suo intervento non si sottragga persino alla mozione dei sentimenti, arrivando a citare con un certo consenso dei delegati presenti il fascino di Venezia e i veronesi Romeo e Giulietta) e sul pano strutturale si limita a promettere morigeratezza e “nessuna cattedrale nel deserto” in un contesto di grande bellezza. Che poi è la sintesi felice trovata da Arianna Fontana: “Perché dal punto di vista degli atleti è giusto fare i Giochi a Milano-Cortina? Semplice, saremo al centro dell’attenzione e potremo gareggiare in impianti d’eccellenza in un contesto di bellezze naturali unico nel suo genere”. Nel suo genere, l’uovo di Colombo: dovrebbe averlo capito anche il Cio, che scottato dal gigantismo del recente passato si sta riconvertendo a misura d’atleta prima ancora che d’uomo.


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