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ArcelorMittal/Patuanelli: accordo entro gennaio o si va in tribunale



di Maria Gabriela Giannice

ROMA. "Abbiamo detto il 31 gennaio, se non si chiude entro il 31 ci vediamo il 7 febbraio in Tribunale". Il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli riporta l'orologio del dossier Ilva al rigore dei tempi stabiliti dal tribunale di Milano. Nel governo si lavora ad un accordo. Ci sarebbe già una bozza di cinque pagine sulla quale, però, non c'è ancora un'intesa, che con molta probabilità parte dal testo "Heads of agreement" sottoscritto il 20 di dicembre. Potrebbe essere la base per gli ultimi confronti visto che già oggi al rientro da Sofia il premier potrebbe riprendere in mano il dossier mentre il count down si fa sempre più pressante. A due giorni dallo scadere del termine entro il quale Governo e Commissari straordinari, da una parte, ArcelorMittal dall'altra, devono trovare un accordo, il ministro del- lo sviluppo economico ha ricordato ai numerosi studi legali e advisor impegnati sul dossier che i tempi stingono. Per alcuni Patuanelli avrebbe inviato un ultimatum: o si chiude o si va alla guerra legale. Infine avrebbe ricordato agli alleati di governo che sul dossier Ilva il Movimento 5 Stelle non ha cambiato linea anche dopo il passo indietro fatto da Luigi di Maio.

Intanto da Taranto arriva la notizia che Arcelor Mittal aumenterà la produzione di ghisa per i primi tre mesi del 2020 che passerà da 11,5mila tonnellate giornaliere a 12,5/ 13 mila tonnellate. È prevista inoltre la marcia dei tre altiforni per una produzione giornaliera di 12,5/13 mila tonnellate. Ma i sindacati, dopo l'incontro nel quale Arcelor Mittal ha comunicato i nuovi assetti di marcia, si sono detti contrari ai nuovi assetti di marcia "in assenza di interventi preventivi di manutenzione ordinaria e straordinaria". Tornando alle parole del ministro, i prossimi passi sono obbligati: accordo - se c'è - il 31 e udienza il 7. Ma l'accordo e i suoi contenuti non ancora un cantiere aperto. Salvo sorprese nelle prossime ore, l'intesa è lontana e forse potrebbe richiedere ulteriore tempo per una stretta finale. Questo non solo a causa dei tremila esuberi chiesti da Arcelor-Mittal, che il Governo vuole ridurre a 2.200 e i sindacati a zero. In gioco c'è la gestione del debito, cioè degli investimenti dalle banche in Ilva: 1 miliardo per Intesa San-Paolo, 300 milioni Unicredit, 250 milioni da BPM, senza contare i prestiti del Mef (300 milioni) e di Cassa Depositi Prestiti (330 milioni). Sembra anzi che proprio questa sia la parte più delicata. Secondo alcune fonti, l'accordo definitivo non c'è e non ci sarà nemmeno il 31 gennaio. Ma molto probabilmente le parti ripresenteranno al giudice, arricchendoli e dettagliandoli meglio, i 10 punti di accordo - gli "Heads of agreement" - presentati lo scorso 20 dicembre per convincere il giudice Claudio Marangoni a concedere altro tempo alle parti per arrivare (si spera) a un'intesa definita. Questo - ragionano alcuni - permetterebbe ai legali di avere altro tempo per trattare. Ma a questo punto la causa non sarebbe più d'urgenza, e passerebbe al rito ordinario con tutti i tempi che la giustizia italiana richiede. La politica dilatoria però non conviene ai M5S, il movimento si ritroverebbe di nuovo alle prese con discussioni interne ed esterne su temi sensibili come scudo legale, e difesa ambientale.

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