Armani in cerca del nuovo



MODA/L’EMPORIO VOLTA PAGINA CON COLORE E PVC, “DOBBIAMO VESTIRE OGGI O È LA FINE”

MILANO. “Il mondo sta facendo passi da giganti, mentre noi con la moda siamo fermi”: Giorgio Armani è convinto che “sia arrivato il momento di cambiare, di voltare pagina: oggi - ha detto al termine della sfilata della sua linea Emporio - o fai qualcosa di nuovo o non esisti”. In un momento in cui “va bene tutto, quindi non va bene niente”, secondo lui è necessario “trovare un nuovo modo di vestire così che, tra 40 anni, guardando le fotografie di oggi, si possa dire: ‘All’epoca si vestivano in quel modo’”. Certo, bisogna prendersi dei rischi, come quello di “fare una collezione troppo elitaria, d’avant garde o per un pubblico troppo giovane, anche perché oggi la gente ne ha le scatole piene degli abiti, ma io - ha sottolineato - faccio moda e la gente deve ricordare che nel 2018 ci si vestiva in quel modo, che è diverso da quello del 2005 o da quello del 2025". Il problema è che “non c’è una moda di adesso che possa identificare una persona che veste il suo tempo”. In giro c’è invece tanto passato “che può essere anche bellissimo, io stesso - ha raccontato - ho visto collezioni con cose molto ricercate ed è vero che quando cerchi una nuova strada devi avere dei riferimenti, ma senza lasciare che prendano troppo potere”. “La ricerca da fare - ha ribadito - è quella sul modo di vestire di oggi, che in parte abbiamo già cambiato, ma che non può essere il riportare a galla un passato che non rispetta più i tempi”, compresi quelli industriali perché “per fare alcuni abiti ci vogliono otto operai e noi fac- ciamo produzione industriale, trattiamo un argomento importante, che è quello dell’industria della moda italiana: dobbiamo essere più inventivi, ma con un’idea precisa, invece oggi ci sono così tante storie che è difficile parlarne”. Se poi “al dunque io non ci voglio arrivare perché domani farò altro” è pur vero che nella collezione andata in passerella oggi “le gambe non si vedono e questo è un punto importante”, una scelta che può anche sembrare “drammatica e penalizzante nei confronti della donna” ma da cui esce “un’estetica diversa”, giusta per le giovani donne di oggi, che stanno recuperando in femminilità per loro, Armani ha pensato a pantaloni e giacche a motivi galles, chevron o a pois ma spalmati di pvc, caban imbottiti messi sugli abiti da sera con grandi paillettes colorate, bluse con fiori grafici, giacchini con fantasie di mani o occhilunghi vestiti con le frange tintinnanti, piccole borse messe a bandoliera, stivaletti con elastico a contrasto, blazer con grandi bottoni decor e gonne lunghe, pantaloni di velluto sottili messi con le sneakers, collane ad anello, blazer dal taglio maschile con i revers gioiello. La vera sorpresa sono i colori: tocchi di rosso sui completi e gli abiti in bianco e nero e poi esplosioni di bluette e di un inedito rosa. “Non vi aspettavate il rosa? Meno male - ha scherzato Armani - altrimenti sarei finito”. La sua, invece, è una ricerca continua, che passa anche attraverso la scelta - annunciata ieri - di eliminare i marchi Armani Jeans e Armani Collezioni, che spariranno dalla primavera-estate 2018. Rimarranno solo le linee Ax, Giorgio Armani ed Emporio Armani, che diventerà - ha annunciato - “un concentrato di idee per servire diversi pubblici, per la signora giovane, per quella che comprava Armani Collezioni e per quella che sceglieva il genere sportivo di Armani Jeans”. In vista di questo cambiamento “stiamo ristrutturando l’interno dell’azienda, ma non c’è niente di traumatico, è solo che i tempi cambiano”


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