Arrestati Castellucci e altri due

PONTE GENOVA/INCHIESTA SULLE BARRIERE FONOASSORBENTI. SAPEVANO DEI DIFETTI



di Laura Nicastro

GENOVA. Viadotti, gallerie, pannelli fonoassorbenti con poca manutenzione negli anni tanto da rendere la rete autostradale “insicura”. E’ un quadro “desolante” quello che emerge dall’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari l’ex amministratore delegato di Autostrade e di Atlantia Giovanni Castellucci e altri due ex manager oltre all’interdizione di due attuali dirigenti della società e uno di Spea, la controllata. Alla notizia degli arresti Atlantia ha chiuso in borsa a meno 3,13%. I familiari delle vittime hanno sottolineato come “in questa società non si può avere fiducia”. E mentre i politici hanno rimarcato la necessità di rivedere il sistema delle concessioni, la società ha sottolineato che “l’indagine riguarda 60 chilometri di barriere già messe in sicurezza”. Per quanto riguarda i due tecnici “la società ha avviato le procedure per la sospensione”. L’indagine è una costola di quella principale sul crollo del ponte Morandi, il viadotto collassato il 14 agosto 2018 causando la morte di 43 persone. Ed è un tassello che delinea “una politica imprenditoriale - come scrive il giudice per le indagini preliminari - volta alla massimizzazione dei profitti derivanti dalla concessione con lo Stato mediante la riduzione e il ritardo delle spese necessarie a scapito della sicurezza pubblica”. Gli uomini della finanza, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e dai pm Massimo Terrile e Walter Cotugno, hanno notificato le misure cautelari anche a Michele Donferri Mitelli e Paolo Berti, rispettivamente ex responsabile manutenzioni e direttore centrale operativo dell’azienda. Interdizione per un anno per Stefano Marigliani, già direttore del primo tronco di Autostrade ora trasferito a Milano, Paolo Strazzullo, che era responsabile delle ristrutturazioni pianificate sul ponte Morandi, per l’accusa mai eseguite, distaccato a Roma, e Massimo Meliani di Spea. Le accuse sono attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture. Per gli inquirenti gli ex vertici erano consapevoli che le barriere fossero difettose e del potenziale pericolo per la sicurezza stradale, con rischio cedimento nelle giornate di forte vento. Indagato anche l’attuale Ad Roberto Tomasi, la cui posizione è marginale e potrebbe essere archiviata. I militari del primo gruppo delle fiamme gialle, guidati dal colonnello Ivan Bixio, hanno scoperto che nel 2016 e nel 2017 si erano verificati due distacchi delle barriere lungo le autostrade liguri. Ma dopo quei cedimenti gli allora vertici non erano intervenuti ma anzi avevano usato piccoli escamotage senza risolvere effettivamente il problema. Le barriere erano state progettate male e costruite con materiale non a norma, di scarsa qualità, non collaudate. “Sono tenute insieme con il Vinavil”, si sente dire in una intercettazione agli atti. L’eminenza grigia della passata gestione Autostrade, secondo la procura di Genova, è Donferri. E’ lui che vuole il massimo risparmio perché deve distribuire gli utili anche tra i nuovi soci tedeschi e cinesi. E’ lui che suggerisce a Berti di continuare a non dire nulla di Castellucci per poi “rivendicà”. Ed è anche lui che trafuga documenti alla società dopo il suo licenziamento. Castellucci, il manager licenziato dalla società con una liquidazione di 13 milioni poi congelata, sapeva tutto. E dopo il crollo del Morandi prova a salvare la concessione. Si spende con la politica: il presidente della Regione Giovanni Toti lo chiama per provare a salvare banca Carige con l’ingresso di Atlantia. La mazzata finale arriva il 14 agosto di due anni fa. “I cavi sono corrosi” ammette Donferri un mese e mezzo prima della tragedia parlando con Berti.

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