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Arrestato foreign fighter

BRESCIA/ITALO-MAROCCHINO HA COMBATTUTO CON LO STATO ISLAMICO

di Andrea Cittadini


BRESCIA. Dall’Italia, dove è nato, alla Germania, dove si è radicalizzato, e poi in Siria dove si è addestrato entrando a far parte dello Stato islamico con il nome di battaglia di Abu Abdullah. Pezzi di vita di Samir Bougana, il 25enne italo-marocchino arrestato dalla Polizia di Stato e riportato nel nostro Paese dalla Siria. Ora è detenuto nelle carceri italiane con l’accu- sa di partecipazione all’attività terroristica dell’Isis. “Si tratta del primo foreign fighter ita- liano che dopo aver combattuto voleva tornare in Italia” dice di lui il procuratore capo di Brescia Carlo Nocerino che, con i colleghi Silvio Bonfigli e Erica Battaglia, ha coordinato l’inchiesta nata nel 2015 e culminata con l’arresto in Siria avvenuto nelle scorse ore. Nato nel 1994 a Gavardo, paese dell’hinterland bresciano, Bougana trascorre parte della sua vita italiana tra le province di Mantova e Cremona. Ultima residenza italiana a Canneto sull’Oglio. Poi il trasferimento con la famiglia in Germania “dove abbiamo prove certe che si sia radicalizzato attraverso internet”, spiega la Procura di Brescia che ha chiesto e ottenuto dal gip l’arresto del 25enne. “Bougana ha sempre reso dichiarazioni che hanno confermato il quadro accusatorio anche attraverso interviste alla stampa”, è la tesi del pm Erica Battaglia.

“Ora - ha aggiunto il magistratoci potrà spiegare le tecniche di addestramento che potranno esserci utili per nuove indagini”. Un anno fa, a settembre 2018, Bougana era stato arrestato dalle Unità di Protezione Popolare Curde mentre stava andando in Turchia dove avrebbe voluto raggiungere il consolato italiano per far ritorno in patria. A febbraio scorso in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa raccontò la sua esperienza. “Ho aspettato un mese prima che mi dessero un ruolo. Mi hanno mandato a Deir Ezzor dove sono stato 4 mesi prima di tornare a Raqqa. A Deir Ezzor facevo parte di un’unità che faceva pattugliamenti notturni. Assistevamo la gente fornendo beni di prima necessità” A Raqqa - è il racconto del foreign fighter - vivevamo in una casa fornita dall’Isis, mi pagavano circa 150 dollari men- tre mia moglie stava a casa”. La moglie, di passaporto turco, si troverebbe ancora in Siria con i tre figli piccoli avuti durante i quattro anni di militanza del marito nell’esercito dello Stato islamico. “Sono pronto a pagare per quello che ho fatto, ma non voglio morire” disse Bou- gana nell’intervista pubblicata in Italia lo scorso 15 febbraio. “Le alternative al suo ritorno in Italia erano inaccettabili per la nostra costituzione e per questo ora è sotto il nostro controllo e sarà interrogato presto” ha spiegato il pm bresciano Erica Battaglia. “Hanno cooperato tra loro per il buon esito dell’operazione la Procura di Brescia, la Digos di Brescia e Mantova il Dipartimento di Giustizia degli Usa presso l’Ambasciata statunitense in Roma, l’FBI, l’AISE ed il Ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale consentendo il rimpatrio del Bougana al fine di assicurare la sua consegna all’autorità giudiziaria italiana”, hanno spiegato gli inquirenti bresciani che da quattro anni indagavano sul foreign fighter italo-marocchino.

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