Arrestato il ministro dell’Economia


RUSSIA/ULYKAYEV «SILURATO» DA PUTIN PER TANGENTI. MEDEVEDEV: NESSUNO È IMMUNE DALLA CORRUZIONE


MOSCA. Un terremoto. Né più né meno. L'arresto del ministro per lo Sviluppo Economico Alexei Ulykayev ha innescato a Mosca una ridda di supposizioni sul 'reale' motivo che si cela dietro la sua caduta e sul perché avvenga proprio oraI. dettagli della vicenda sono d'altra parte ancora poco chiari. Di certo c'è che Ulykayev era nel mirino degli agenti dell'FSB - i servizi di sicurezza - da oltre un anno e che i magistrati sostengono di averlo colto in flagrante mentre intascava una mazzetta da due milioni di dollari. Ulykayev - che è un membro di spicco della fazione dei liberali, come il premier Dmitri Medvedev, nonché il politico di più alto rango finito in manette sin dai tempi del fallito golpe del 1991 - si è detto "innocente" ma disposto a "collaborare". I magistrati per lui hanno chie- sto e ottenuto gli arresti domiciliari: se trovato colpevole - l'accusa è corruzione ed estorsione - rischia fino a 15 anni di carcere e il pagamento di una somma pari a 70 volte la tangente intascata. Intanto il presidente Putin lo ha rimosso dall'incarico - "è venuto meno il rapporto di fiducia" - e al suo posto, ad interim, è stato nominato il vice ministro Evgeny Elin. A pesare sull'intera vicenda è l'acquisto della Bashneft da parte della Rosneft, il colosso petrolifero statale guidato da Igor Sechin, alleato di ferro del presidente Putin. Ulykayev - stando alle intercettazioni - avrebbe addirittura rivolto delle minacce alla Rosneft pur di ottenere la mazzetta e avallare così il take-over. Una versione che però suscita non pochi dubbi. "Estorcere una tangente alla Rosneft è come estorcerla a Putin in persona", ha commentato Grigory Yavlinsky, leader del partito di opposizione Yabloko. "Mi pare una storia strana". Come strano, o perlomeno curioso, è che Oleg Feoktistov, primo vice capo del dipartimento per la sicurezza inter- na dell'FSB - ovvero la sezione dei servizi che ha materialmente svolto le indagini su Ulyukayev - ad agosto 2016 abbia lasciato l'FSB per diventare capo della sicurezza proprio del colosso petrolifero guidato da Sechin. Insomma, la sensazione è che stia andando in scena un 'regolamento di conti' tra fazioni dell'elite russa in lotta fra loro. Putin, ha confermato il suo portavoce, è stato d'altra parte informato fin da subito dell'inizio delle indagini ai danni di Ulyukayev: che tipo di input sia arrivato dallo zar agli investigatori non è al momento chiaro. L'ormai ex ministro si era però schierato contro l'affare Rosneft- Bashneft, sostenendo che non era funzionale allo scopo delle priva- tizzazioni che una compagnia statale - per quanto quotata in Borsa - rilevasse un'altra società pubblica. Putin, sulle prime, era dello stesso parere. Sechin ha condotto però un pressing serrato e alla fine ha prevalso la sua linea. I falchi nazionalisti avrebbero così presentato il conto a Ulyukayev, rimuovendo, in un colpo solo, un liberale al dicastero-chiave delle privatizza- zioni. Il premier Dmitri Medvedev - che nella logica della lotta fra fazioni sembra aver incassato un duro colpo - ha dichiarato che il caso dell'ex ministro "va oltre la sua comprensione" ma che dimostra come nessuno in Russia, nemmeno un ministro, sia "immune" quando si tratta di corruzione. Una lezione "im- portante" per il Paese. Gli strascichi di questo scandalo rischiano però di essere pesanti.


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