Arrestato il Pg di Aosta



AVEVA “CONTATTI POCO CHIARI”. VIAGGI E FORMAGGI IN CAMBIO DI FAVORI

MILANO. Ha squarciato il velo sui rapporti "poco chiari con imprenditori e cittadini" l'inchiesta milanese che lunedì ha portato agli arresti domiciliari Pasquale Longarini, il procuratore facente funzione di Aosta passato alla ribalta della cronaca per essere stato il pm del delitto di Cogne. Rapporti che hanno messo in luce come abbia svolto, è l'ipotesi, la sua funzione di pubblico ministero in "modo disinvolto e inopportuno" consigliando i suoi interlocutori, è l'accusa, su come comportarsi nei procedimenti da lui stesso istruiti o svelando loro di essere intercettati in cambio di "utilità", come una vacanza in Marocco, mozzarelle e due bonifici, su cui sono in corso approfondimenti, per un totale di 55 mila euro. E' in sintesi il cuore dell'inchiesta che ha portato gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano a notificare un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari al magistrato e a Gerardo Cuomo, il titolare del Caseificio Valdostano a lui "legato da solida amicizia" e intercettato in una indagine della Dda di Torino sulle attività della 'ndrangheta nella regione. Dalle telefonate è emerso che Cuomo era in contatto con Giuseppe Nirta, della famiglia calabrese "che annovera numerosi soggetti dediti al traffico internazionale" e con altri presunti boss. Il pm Roberto Pellicano, titolare del fascicolo assieme al procuratore aggiunto Giulia Perrotti, nella sua ricostruzione riportata nell'ordinanza del gip Giusy Barbara, ipotizza che Longarini, accusato di induzione inde- bita e favoreggiamento, non solo avrebbe rivelato a Cuomo di essere intercettato, ma avrebbe "asservito la propria funzione" per fargli ottenere un contratto di fornitura da 70/100 mila euro da parte del titolare e socio di riferimento dell'Hotel Royal&Golf di Courmayeur Sergio Barathier (anche lui indagato), il quale a sua volta come titolare della gioielleria Aurum, negozio di lusso nella località di villeggiatura ai piedi del Monte Bianco, e di una boutique ad Aosta era indagato dal pm per frode fiscale. In sostanza, Longarini, l'anno scorso avrebbe "sollecitato" l'imprendito- re a ordinare generi alimentari al Caseificio Valdostano per l'albergo a 5 stelle, assicurandogli, in cambio, un ridimensionamento delle accuse: avrebbe dovuto stare "tranquillo" poiché gli sarebbe bastato "pagare ammi- nistrativamente tutti gli importi dovuti, - si legge nell'ordinanza - sanzioni comprese" mentre "sul piano penale" in merito all'indagine per un'evasione da quasi 600 mila euro "le cose si sarebbero potute sistemare". Rassicurazione emersa anche da alcune conversazioni di Barathier, il quale non ha negato di sentirsi sotto pressione ("fuoco incrociato", è la sua definizione) e, come ha messo a verbale, di aver "ripreso in considerazione" le proposte di cambiare fornitore e di affidarsi al "Caseificio Valdostano", precedentemente scartate per gli alti costi, anche "perché mi sono state sollecitate da Longarini (...). E' naturale che se in quel modo potevo fare un favore al pm che mi aveva sotto indagine non mi sarei sottratto, come in effetti ho fatto". A destare i sospetti anche l'improvvisa interruzione di ogni contatto tra Cuomo e Nirta dopo che Longarini, un anno fa, era stato messo a conoscenza del procedimento della Dda torinese da un ufficiale dei carabinieri. Per il gip il mutato atteggiamento di Cuomo nei confronti" del presunto boss "con cui fino a poco tempo prima era tranquillamente in affari (...)" potrebbe essere "stato determinato dall'avere appreso delle indagini in corso (...), in- formazione che (...) può aver ricevuto soltanto dal dottor Longarini, che lo avrà messo in guardia" anche sull'uso del cellulare "per le sue comunicazioni". Per completare il quadro le indagini ancora in corso, oltre ad approfondire la natura dei rapporti tra Cuomo e Longarini - quest'ultimo per altro visto caricare formaggio nella sua auto posteggiata fuori dal caseificio -, stanno scandagliando le relazioni del ma- gistrato con altri imprenditori, quali Claudio Leo Personettaz, che con Cuomo ha partecipato alle spese del viaggio nel Maghreb, Francesco Muscianesi, che tra il 2012 e il 2013 gli avrebbe versato due bonifici e con causale "poco plausibile" per un totale di 55 mila euro e altre persone. Venerdì prossimo gli interrogatori davanti al gip.


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