Arriva la stretta sui visti



NEW YORK. Donald Trump è pronto per una stretta sui visti usati dalla Silicon Valley per ingaggiare ‘top talent’ provenienti da tutto il mondo: ingegneri, esperti informatici, programmatori, scienziati. Ad essere preso di mira è il programma ‘H-1B’, a cui ricorrono soprat- tutto i big del web e della tecnologia, da Facebook a Google passando per Apple. Ma non solo: anche giganti come Walt Disney o la Edison, a caccia di figure professionali ‘super-esperte’ e specializzate.

Per il presidente si tratta di una prassi che troppo spesso si trasforma in abuso, con le aziende spinte ad assumere talenti dall’India, dal Brasile, dalla Cina e anche dall’Europa e che preferiscono investire su lavoratori altamente qualificati ma più a basso costo piuttosto che assumere lavoratori americani. Del resto lo slogan “Buy American, Hire American” è stato centrale per tutta la campagna elettorale del tycoon.

Così con un decreto Trump ordina a tutti i dipartimenti e le agenzie federali competenti di compiere una profonda revisione del sistema, che potrebbe portare anche a uno stop della lotteria che ogni anno si svolge per assegnare circa 65 mila permessi di lavoro. Mentre altri 20 mila vengono distribuiti tra i neolaureati più meritevoli.

L’obiettivo della riforma per la Casa Bianca è quello di puntare con forza a un meccanismo più severo di rilascio di tali visti, basato molto di più sul merito e che non penalizzi i lavoratori specializzati americani. Entro 200 giorni dovrà dunque approdare sulla scrivania dello Studio Ovale un rapporto che potrà trasformarsi in altri decreti che concretizzino il giro di vite.

Intanto quest’anno si assiste ad un crollo delle domande per i visti H-1B: solo 199 mila contro le 236 mila del 2016. Segno dei tempi, con le politiche anti-immigrazione di Donald Trump che sembrano avere un effetto deterrente. Per fare un esempio di quanto il visto H-1B venga utilizzato nella Silicon Valley basti pensare che il 15% dei dipendenti di Facebook nel 2016 è stato assunto grazie a questo programma. E proprio Mark Zuckerberg è da sempre uno dei più strenui difensori del meccanismo grazie al quale la sua azienda riesce ad avvalersi ogni anno del supporto e delle conoscenze di lavoratori che provengono da ogni angolo del pianeta. Tanto che il ‘guru’ di Facebook ha più volte lanciato l’appello per espandere il programma, molto ‘popolare’ e decisamente cruciale anche per colossi come Microsoft e Amazon.


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