Arriva Trump, Davos freme



ATTESA PER IL DISCORSO DEL PRESIDENTE, CHE VEDE MAY E RILANCIA L’ASSE USA-GB

DAVOS. “Pace e prosperità”: Donald Trump si è presentato così ieri a Davos, con questo messaggio ecumenico. Ma dietro le buone maniere, il presidente americano è sbarcato nel tempio del libero commercio mondiale per lanciare la sua offensiva protezionistica. Tanto per cominciare, portando in dote nuovi dazi ai prodotti che non sono made in Usa. L’uomo più atteso al World Economic Forum di quest’anno, il primo presidente americano in 18 anni, è sbarcato ieri nella località svizzera in elicottero, tra imponenti misure di sicurezza. Oggi parlerà alla platea dei big dell’economia, alfieri della globalizzazione. Con l’obiettivo di “convincere la gente a investire nel Stati Uniti”, ha twittato lo stesso Trump prima di partire. Vendere il prodotto “America”, quindi, e forse niente di più. Perché il tycoon ha fin qui dimostrato di essere allergico ai grandi accordi di libero scambio, che a suo dire indeboliscono l’economia a stelle e strisce e minacciano i posti di lavoro. E in serata, in un’intervista alla Cnbc, ha scandito: “Il livello del dollaro dovrebbe essere basato sulla forza dell’economia americana. Il dollaro si rafforzerà e io voglio vedere un dollaro forte”. Per dimostrare che fa sul serio, Trump nei giorni scorsi ha imposto dazi all’import di pannelli solari e lavatrici. E ha annunciato una possibile stretta anche sulle importazioni di alluminio e acciaio. Il suo ministro del Commercio, Wilbur Ross, ha sottolineato la natura difensiva dell’intervento, per gestire “comportamenti inappropriati” di altri paesi come la Cina, che starebbe facendo concorrenza sleale con i bassi costi di materiali e manodopera. Tanto che Pechino, forse accusando il colpo, ieri ha invocato la cooperazione come “unica direzione” dei rapporti commerciali con gli Usa. Sempre da Davos, anche il segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha utilizzato toni più morbidi rispetto al suo presidente, spiegando che gli Usa “sono favorevoli al libero mercato”, ma semplicemente stanno cercando di “proteggere gli interessi degli americani, come dovrebbero fare tutti i leader”. Resta il fatto che Trump ha ritirato gli Usa dall’accordo commerciale con i paesi asiatici, ha chiesto modifiche a quello con Messico e Canada e ha abbandonato l’idea di un trattato transatlantico con l’Europa. Il tycoon, ricorda Ross, preferisce gli accordi bilaterali, “più veloci”. A Davos, ad esempio, ha strizzato l’occhio alla premier britannica Theresa May. Evocando, durante un faccia a faccia, un trattato Washington-Londra che farebbe crescere gli scambi in modo “enorme”. Poco dopo l’incontro Downing Street ha annunciato una visita del leader americano nel Regno “nei prossimi mesi”, senza però precisare una data. Tutto è pronto, quindi, per il discorso del presidente, nel primo pomeriggiodioggi.Iprincipalipartner europei e non solo, da Merkel a Macron, dall’indiano Modi a Gentiloni, si sono già espressi, facendo fronte comune contro Trump il protezionista. Il premier italiano ancora ieri ha ribadito che il nostro paese vuole un mondo in cui la “cooperazione è una componente fondamentale delle relazioni internazionali” e “non un ritorno di protezionismi e chiusure nelle singole frontiere”. Ora resta da vedere quanto sarà convincente lo “special guest” di Davos, che certamente farà un ritratto di un paese che scoppia di salute dopo il suo primo anno alla Casa Bianca, culminato con il taglio delle tasse e il boom di Wall Street. Ieri sera c’è stata un’anteprima a cena con i grandi manager europei (industria, farmaceutica,energia,servizifinanziari, tecnologia, cibo). Nella sua prima giornata svizzera Trump ha incontrato anche il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Avvertendo i palestinesi che non riavranno i fondi americani se non torneranno al tavolo dei negoziati con Israele. Allo stesso tempo, ha puntualizzato che anche gli israeliani dovranno fare delle concessioni, come prezzo per aver ottenuto il riconoscimento di Gerusalemme come capitale. Tra gli altri bilaterali, quello con il presidente svizzero Alain Berset. In programma c’era anche un faccia a faccia con il presidente ruandese Paul Kagame. Poco tempo dopo l’imbarazzante uscita del tycoon sui paesi africani, liquidati come “shitholes”.


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