Aru restituisce la maglia gialla



TOUR DE FRANCE/L’ITALIANO “SBANDA” NEL FINALE E FROOME TORNA IN TESTA

RODEZ. Si accorcia la classifica generale del 104mo Tour de France di ciclismo e Fabio Aru perde la maglia gialla, tornata sulle spalle di Chris Froome (quasi) per caso. L'inglese, adesso, nella classifica generale, precede il rivale dell'Astana di 19", il francese Romain Bardet di 23", il colombiano Rigoberto Uran di 29". In quanto a distacchi sembra il Giro d'Italia numero 100, invece è la Grande boucle che, sul muro di Rodez, ieri ha privato della leadership il 'Tamburino sardo', per restituirla al keniano bianco. Nulla è perduto, per dirla alla Aru, perché le tappe dell'Izoard e del Galibier possono scavare solchi così profondi che nessuna cronometro potrà colmare. Anche nel supertecnologico ciclismo 2.0, dove i distacchi sono chirurgici e per ammirare le imprese leggendarie bisogna navigare su internet. Aru ha perso la maglia gialla in un fi- nale da classica del nord, con tanto di trappolone. Il sardo è rimasto attardato rispetto al gruppetto dei migliori nel muro che portava al traguardo, Froome no. L'inglese, aiutato dallo squadrone che gli gira intorno, gli ha inflitto 25" di distacco, annullando in poche pedalate quei 6" che la mattina davano ad Aru il diritto-privilegio di guardare tutti dall'alto. La tappa di ieri poteva vincerla Philippe Gilbert, che è partito troppo presto e si è piantato sui pedali, invece se l'è aggiudicata l'australiano Michael Matthews, già maglia rosa al Giro d'Italia 2014 e da tempo a caccia di una soddisfazione al Tour. Già oggi Aru potrebbe tornare leader della classifica generale, dipende dalle si- tuazioni tattiche e strategiche che si verranno a creare in un tappone da cinque Gran premi della Montagna, che scatterà da Laissac-Sévérac l'église e si concluderà - dopo quasi 190 chilometri di sicura battaglia a colpi di pedale - a Le Puyen-Velay. La sensazione è che la forza e la compattezza del Team Sky, soprattutto se cesseranno le ripicche fra Mikel Landa e lo stesso Froome, possa fare la differenza, facendo pendere l'ago della bilancia dalla propria parte. L'Astana, soprattutto dopo i ritiri di Fuglsang e Cataldo, coinvolti in cadute, non sembra in grado di garantire ad Aru la 'copertura' necessaria per vestirsi di giallo a Parigi. Venerdì se n'era avuta la dimostrazione, ieri è arrivata la conferma. Il sardo, se vuole davvero mettersi addosso definitivamente la maglia più importante e prestigiosa, dovrà cercare alleanze (Bardet?)sulla strada e soprattutto lottare con le proprie armi, andando forse pure al di là delle proprie possibilità. Una condizione di forma superiore a quella di Froome, che però ha dalla sua la squadra, gli avrebbe sicuramente agevolato il compito. Ma non sarà così. Il sardo dovrà fare legna con qualunque cosa si ritroverà in mano e non è detto che ci riesca. Sulle grandi montagne sarà chiamato a dare battaglia, ma dovrà farlo da solo e senza poter contare sul sostegno del team kazako. "Ho preso lo strappo un po' troppo indietro e si è creato un buco nel gruppo prima dell'ultimo chilometro - ha commentato a fine tappa Aru -. Ho fatto uno sforzo per recuperare, ma non c'è stato niente da fare quando hanno accelerato. Sono situazioni di corsa: oggi è capitato a me, un'altra volta può capitare a qualcun altro. Preferivo tenere la maglia, ma non tutto è perduto". "Domani ci sarà un'altra tappa dura e vedremo - ha concluso il corridore sardo -. Diciannove secondi non sono pochi, ma nemmeno tantissimi. La tappa di domani sarà abbastanza impegnativa, penso a recuperare le forze in vista del giorno di riposo".


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