Assange non si consegnerà 


MANNING/DIETROFRONT DEL FONDATORE DI WIKILEAKS, LO SCONTO DI PENA “NON BASTA”


WASHINGTON. Dietrofront di Julian As- sange, che aveva promesso di consegnarsi alle autorità Usa se Barack Obama avesse concesso la grazia alla ‘talpa’ di Wikileaks Chelsea Manning. “Tutto ciò che ha det- to lo manterrà”, aveva detto inizialmente uno dei suoi avvocati, Melinda Taylor, suggerendo che non si sarebbe rimangia- to il suo impegno.

Ma Barry Pollack, un altro legale del giornalista australiano, ha corretto subito il tiro spiegando che la decisione di Oba- ma di commutare la pena riducendola da 35 a 7 anni non è sufficiente: “E’ meno di quanto Assange ha chiesto. Non si chie- deva una riduzione della pena, ma la gra- zia (che cancella il reato, ndr) e la scarcera-

zione immediata di Man- ning”, ha spiegato.

Intanto monta l’ira dei repubblicani e di Donald Trump, col vicepresidente eletto Mike Pence che par- la di Manning come di un “traditore” e accusa Oba- ma di aver compiuto un gra- vissimo errore. “Scandalo- so”, ha rincarato lo speaker della Camera Paul Ryan, accusando Obama di aver creato un “precedente pe- ricoloso”. Ma nella sua ul- tima conferenza stampa il presidente uscente ha di- feso il suo atto di clemen-

za, sottolineando che Manning si è sotto- posta ad un processo, si e’ assunta la re- sponsabilità dei crimini e ha ricevuto una pena “sproporzionata”, più dura di quella inflitta in casi analoghi.

Il fondatore di Wikileaks, il sito che ha pubblicato in dieci anni di attività migliaia di documenti segreti imbarazzanti o peri- colosi per gli Usa, compresi i recenti hac- keraggi russi, aveva fatto la sua promessa la scorsa settimana “nonostante la chiara incostituzionalità” del caso pendente al ministero della giustizia. Dopo la mossa di Obama, Assange su twitter ha cantato “vittoria”, ringraziato i sostenitori della causa ed elogiato Manning come “un eroe, il cui coraggio dovrebbe essere applaudito”.

Ha poi chiesto agli Usa di “fermare la loro guerra contro gli informatori e gli edi- tori, come Wikileaks ed io stesso”, perché insieme ai giornalisti essi “distribuiscono informazioni autentiche su questioni chia- ve come gli abusi dei diritti umani e gli atti illegali di dirigenti governativi”. Ma non ha fatto alcun cenno al suo impegno. A chiarire le sue vere intenzioni e’ stato l’av- vocato Pollack, con una motivazione che appare pretestuosa.

Il legale in ogni caso ha voluto ricor- dare che ha chiesto per molti mesi al dipar- timento di giustizia di chiarire lo status del suo assistito. “Spero accada presto”, ha auspicato. In effetti il dipartimento di giu- stizia Usa non ha mai annunciato alcuna accusa contro Assange e non è chiaro se lo abbia fatto in modo segreto. In ogni caso qualsiasi decisione su una eventua- le incriminazione ed estradizione ricadrà sulla prossima amministrazione.

Con un Trump che potrebbe essere incline alla clemenza, ma anche più imba-

razzato dopo il suo plauso al lavoro di Wiki- leaks e le conclusioni dell’intelligence Usa che gli hacker russi si sono serviti del sito di Assange per favorirlo nella corsa presi- denziale, danneggiando la sua rivale Hil- lary Clinton e il partito democratico. As- sange si è rifugiato nell’ambasciata ecua- doregna di Londra oltre quattro anni fa per evitare l’estradizione in Svezia, dove e’ indagato per violenza sessuale.

E si è rifiutato di farsi interrogare in Svezia temendo l’estradizione negli Usa. Estradizione che sarebbe sicura nel caso di Edward Snowden, l’ex talpa della Nsa protagonista nel 2013 del ‘Datagate’ rifu- giatasi a Mosca. Ma il Cremlino lo ha blin- dato: il suo permesso di soggiorno è stato esteso per altri tre anni, fino al 2020, e pre- sto avrà i requisiti richiesti per poter chie- dere la cittadinanza russa, come ha annun- ciato il suo avvocato, Anatoli Kucerena.


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