AstraZeneca ridurrà i casi

DECIDERE A CHI DARLO PER PRIMA. I VACCINATI VERSO QUOTA 2MLN. ARCURI: “-60% DOSI”



di Domenico Palesse

ROMA. “Mentre Pfizer e Moderna servono a ridurre la mortalità e la pressione sulle terapie intensive, AstraZeneca servirà a ridurre la moltiplicazione dei contagi”. Il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri (nella foto), spiega in diretta tv quale sarà la metodologia di somministrazione dei vari vaccini in Italia, soprattutto dopo l’arrivo di AstraZeneca che l’Aifa ha indicato preferibilmente per gli under 55. Ora bisognerà scegliere a chi dare prima le dosi: insegnanti, lavoratori del servizio pubblico, carcerati, i giovani, gli studenti. Il commissario, però, ha voluto anche chiarire che le difficoltà nell’attuazione del piano vaccinale sono dovute ai ritardi e ai tagli delle case farmaceutiche. Le aziende, le sue parole, hanno sopravvalutato la loro capacità produttiva, senza fare “uno sforzo di implementazione di siti produttivi”. “Al momento - l’accusa di Arcuri - stiamo lavorando con oltre il 60% di vaccini in meno” rispetto a quanto stabilito all’inizio. Ora però, con il nuovo vaccino Astra- Zeneca- che potrebbe arrivare già la prossima settimana dopo la consegna all’Unione Europe di 9 milioni di dosi in più - bisogna stabilire quali saranno le categorie da privilegiare nella campagna. Ma non solo. L’Italia, infatti, dovrà farsi trovare pronta anche per la fase di massa, ampliando il numero di centri vaccinali e coinvolgendo i medici di base e successivamente i farmacisti. Personale che andrà ad affiancare i 15.000 e i 4.000 infermieri che hanno risposto al bando. Proprio per accelerare, governo e regioni torneranno a vedersi il prima possibile, già nei prossimi giorni, compatibilmente con il calendario della crisi di governo. Ieri a Pratica di Mare sono arrivate le 66 mila dosi settimanali di Moderna, alle quali, già da oggi, dovrebbero aggiungersi le circa 500 mila di Pfizer. Fiale indispensabili per ridare ‘fiato’ alle regioni che hanno ripreso la vaccinazione dopo il rallentamento dei giorni scorsi per il taglio delle consegne. L’Italia intanto va verso i due milioni di vaccini somministrati, con oltre 600 mila persone che hanno ricevuto già la seconda dose. La tabella di marcia conta dunque di ripartire, con la conclusione della fase 1 - quella della somministrazione a personale sanitario, ospiti e lavoratori delle Rsa - e l’avvio di quella che prevede il vaccino per gli over 80. Le prime a partire, l’8 febbraio, saranno Lazio e Valle d’Aosta, poi, via via, tutte le altre regioni. Anche se bisognerà comunque fare i conti con i tagli annunciati da Pfizer e Moderna, che dovrebbero farsi sentire in maniera più corposa proprio nelle prime due settimane del mese, quando sarà applicato il taglio del 20% sulle dosi di Moderna. Già dalla prossima settimana (in anticipo rispetto all’8 febbraio), invece, potrebbe arrivare il primo stock da 428.440 dosi di AstraZeneca, al quale seguirà, dalla settimana successiva un’altra consegna di 661.133 dosi. Prima di quella data bisognerà comunque scegliere a chi destinare prioritariamente le fiale tra gli under 55. “E’ fondamentale che il piano vaccinale venga modificato prima possibile - gli fa eco il fisico Giorgio Parisi-, in modo che le Regioni sappiano a chi devono dare il vaccino di AstraZeneca”. La partita si giocherà, dunque, nell’incontro governo-Regioni, l’ennesimo tra il ministro degli affari regionali, Francesco Boccia, quello della Salute, Roberto Speranza, il commissarioArcuri e i governatori. Ma prima le Regioni dovranno trovare una mediazione sul nodo dosi da destinare ad ogni singolo territorio: alcuni governatori, come Fedriga e Toti, chiedono una distribuzione dei vaccini in base al target selezionato e non alla popolazione residente.

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