Attacco a Trump e ai suoi

CASA BIANCA/IL DISCORSO DI BIDEN DOPO IL VOTO DEI GRANDI ELETTORI



di Oscar Bartoli

Rompendo un clichet che gli era stato cucito addosso per caratterizzare la sua candidatura come quella di un uomo tranquillo, padre di famiglia, sicuro custode delle istituzioni, il presidente eletto Joe Biden ha tenuto un discorso di soli 17 minuti, intervallati da frequenti attacchi di tosse (ma non potevano mettergli a disposizione un bicchier d’acqua?), ma giudicato finalmente come un attacco frontale a Trump e alla sua cricca. Le sue parole più dure sono state rivolte a Trump e ai suoi alleati repubblicani, inclusi 17 procuratori generali di stato e 126 membri del Congresso che hanno sostenuto una causa senza fondamento in Texas che cercava di annullare i risultati delle elezioni di altri Stati. “Questa manovra legale è stata uno sforzo da parte di funzionari eletti e di un gruppo di Stati per cercare di convincere la Corte Suprema a cancellare i voti di oltre 20 milioni di americani in altri stati e a consegnare la presidenza a un candidato che ha perso il Collegio elettorale, ha perso il voto popolare e ha perso tutti gli stati i cui voti stavano cercando di annullare. È una posizione così estrema, non l’abbiamo mai vista prima “ Joe Biden l’ha definita “Una posizione che ha rifiutato di rispettare la volontà del popolo, ha rifiutato il rispetto dello stato di diritto e ha rifiutato di onorare la nostra Costituzione”. Si tratta di affermazioni di una estrema gravità fatte dall’uomo più potente del pianeta alla vigilia della sua incoronazione, dopo la conferma ufficiale scaturita dal collegio elettorale che gli ha attribuito unanimemente la vittoria nella contestata elezione del 3 novembre. Nel momento in cui il nuovo presidente degli Stati Uniti sottolinea che una larga rappresentanza del maggior partito di opposizione alla Camera, il partito repubblicano, insieme a 17 procuratori generali di vari Stati hanno rifiutato il rispetto dello Stato di diritto e hanno rifiutato di onorare la Costituzione, il minimo che si possa ipotizzare è che si tratti di irresponsabili politici di terzo livello che hanno stracciato e ridicolizzato il giuramento fatto con tanto di mano sulla Bibbia al momento del loro ingresso al Congresso, per quanto riguardava i deputati e al momento dell’inizio della loro importante professione di garante legislativo di uno Stato della Federazione. Ricordiamo per il nostro lettore il testo tradotto in italiano del giuramento di un deputato: “Io, AB, giuro (o affermo) solennemente che sosterrò e difenderò la Costituzione degli Stati Uniti contro tutti i nemici, stranieri e interni; che porterò vera fede e fedeltà allo stesso; che prendo questo obbligo liberamente, senza alcuna riserva mentale o scopo di evasione, e che adempirò in modo corretto e fedele ai doveri dell’ufficio in cui sto per entrare. Che Dio mi aiuti.” Come si vede chiaramente ci si trova di fronte ad una manifesta manipolazione e violazione dei principi di fedeltà costituzionale che dovrebbero invece essere difesi da ogni pubblico rappresentante. Gli Stati Uniti hanno corso in questo mese di dicembre del 2020 seri rischi per la stabilità delle proprie istituzioni fondamentali. L’attenzione tributata a queste elezioni presidenziali americane a livello planetario ne è la conferma. Si tratta di un campanello di allarme che dovrebbe risuonare fortemente segnalando la fragilità di un impianto costituzionale che ha ormai fatto il suo tempo e che era stato costruito più di duecento anni fa per dare analogo sostegno tra Stati importanti ed altri di minore rilievo con la creazione del collegio elettorale e l’annullamento della validità del voto popolare. Sono centinaia le proposte di emendamento costituzionale che riguardano appunto il collegio elettorale, mai arrivate in procedura finale per l’opposizione del partito repubblicano che trova un sostegno particolare nel difendere l’istituto del collegio elettorale. In un Paese come gli Stati Uniti d’America nel quale si dà ancora un peso rilevante alla lotta contro la menzogna e il mendacio manifestato a livello pubblico, è lecito chiedersi se sia accettabile una situazione come quella creata da un mestatore biscazziere, motivato solo dall’esclusivo interesse personale che ha messo in serio pericolo le fondamenta della più antica, moderna democrazia. Al momento accontentiamoci della dura requisitoria contenuta nell’intervento del nuovo presidente che tralasciando il buonismo d’obbligo e di facciata ha finalmente mostrato che le cose si possono chiamare con il loro nome e senza svicolare. Donald Trump e i suoi accoliti e sicofanti sono un pericolo per la salvaguardia della nostra democrazia.

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