Attacco al cuore di Mosul



BEIRUT. In quella che potrebbe essere la fase finale dell’offensiva per strappare Mosul all’Isis, le forze della polizia federale irachena hanno lanciato un attacco nel cuore della parte vecchia della città, arrivando a poche centinaia di metri dall’antica moschea di Al Nuri, da dove nel luglio del 2014 Abu Bakr al Baghdadi proclamò la rinascita del Califfato.

In Siria, nel frattempo, si riaccendono i combattimenti alla periferia di Damasco, con miliziani ribelli che hanno lanciato un attacco nel quartiere orientale di Jobar nel tentativo di avvicinarsi al centro della capitale. Le forze governative irachene hanno annunciato la ripresa dell’avanzata verso il cuore di Mosul, dopo alcuni gior- ni di pausa dovuti al maltempo e al timore per le vite dei 600.000 civili che si ritiene siano ancora in città.

“Stiamo avanzando verso la Città Vecchia, la resistenza dei jihadisti si sta indebolendo”, ha detto il generale Khalid al Obedi, capo della polizia.

Scontri strada per strada sono segnalati nel quartiere di Bab al Jadid, dove le forze lealiste stanno cercando di aprirsi la via verso la moschea di Al Nuri, poche centinaia di metri a nord, e il suo celebre minareto pendente Al Hadba (‘il gobbo’). Intanto elicotteri governativi fanno uso di razzi per colpire i miliziani dell’Isis - secondo fonti Usa ormai non più di 2.000 - che continuano a opporre una disperata resistenza.

Ma con i combattimenti che entrano negli antichi quartieri, i più popolati, aumentano i rischi di perdite tra i civili. Migli- aia di residenti, tra cui molti bambini e donne, stanno fuggendo dai combattimenti per raggiungere gli oltre centomila che hanno lasciato nell’ultimo mese laparte occidentale della città. Per quanto riguarda le vittime, non ci sono cifre ufficiali, ma nei giorni scorsi l’ong Osservatorio iracheno per i diritti umani riferiva di almeno 439 morti tra i civili, di cui 299 uccisi da bombardamenti aerei della Coalizione internazionale a guida Usa che sostiene l’avanzata delle truppe di Baghdad. In Siria, invece, si è improvvisamente riacceso il fronte tra governativi e ribelli lungo il margine orientale di Damasco. Intensi scontri sono segnalati dalle prime ore di ieri nel quartiere di Jobar, dopo che i ribelli, secondo quanto riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), hanno fatto esplodere due autobomba, cercando di sfondare le linee lealiste. Gli scontri sono accompagnati da bombardamenti di razzi degli insorti su alcuni quartieri della città e da raid aerei governativi che per almeno dieci volte hanno colpito le postazioni dei ribelli. Secondo l’Ondus, almeno 12 insorti e 9 soldati governativi sono rimasti finora uccisi negli scontri. L’agenzia governativa Sana afferma che l’attacco è stato lanciato da miliziani qaedisti del Fronte al Nusra, che sono usciti da una rete di tunnel per sorpren- dere le forze governative. Queste ultime, aggiunge l’agenzia, hanno però saputo reagire e hanno cir- condato i miliziani avversari, anche se i combattimenti continuano.


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