Attacco del governo al Csm



TOGHE/SALVINI CHIEDE UNA “VERA” INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA

ROMA. “Dopo quanto si è visto ieri con l’elezione del vicepresidente del Csm” c’è “da lavorare dal punto di vista della vera indipendenza” della magistratura. Continua l’attacco da parte del governo alla maggioranza dei consiglieri di Palazzo dei marescialli che hanno scelto come vice presidente l’ex responsabile Giustizia del Pd David Ermini, unico politico degli otto laici del Csm, preferendolo al professore indicato dai grillini, Alberto Maria Benedetti. Stavolta è il vice premier Matteo Salvini ad associarsi ai giudizi taglienti già espressi dal suo omologo nell’esecutivo giallo-verde Luigi Di Maio e dal ministro della Giustizia. E a rilanciare, facendo discendere da questa vicenda, l’intenzione del governo di portare avanti “la riforma della giustizia” assieme a tutti gli altri punti del contratto di governo. Una presa di posizione che alimenta lo scontro con i magistrati. E che spinge l’Associazione nazionale ma- gistrati, che ieri aveva scelto di tacere, a replicare. “Ogni percorso che conduce ad una carica elettiva è frutto di scelte democratiche che, in quanto tali, devono essere rispettate da tutti, specie da chi ricopre incarichi istituzionali”, ammonisce il presidente Francesco Minisci. Ed è “inopportuno” “ricercare motivazioni politiche nelle scelte democrati- che operate o far assumere alle scelte ri- cadute sull’indipendenza della magistratura, tanto da fare collegamenti con la necessità di riformare la giustizia”.Il messaggio ha più destinatari: Salvini certamente e anche Di Maio, ma prima ancora Bonafede, che per ruolo istituzionale è chiamato a collaborare con il Csm e contro cui si addensano gli strali delle correnti della magistratura. Bruciano troppo le parole affidate dal Guardasigilli a un post e rilanciate in un’intervista televisiva: “Il Csm ha voluto creare un legame fortissimo con la politica e con un partito”, “all’interno del Csm, c’è una parte maggioritaria di magistrati che ha deciso di fare politica”. E a insorgere, prima dell’Anm, sono le correnti che hanno votato per Ermini. Magistratura Indipendente, il gruppo delle toghe moderate legato al deputato del Pd Cosimo Ferri, giudica “particolarmente gravi” le affermazioni di Bonafede, perchè “le decisioni del Csm possono essere criticate ma l’istituzione consiliare non può essere oggetto di delegittimazione, specie da parte di esponenti istituzionali”. Chiede al ministro rispetto per il Csm anche Unicost, la corrente di centro, che avverte: “leggere la scelta di un candidato o di un altro in una prospettiva di antagonismo o favoritismo politico rischia di compromettere l’equilibrio fra i poteri dello Stato disegnato nella Carta costituzionale”. Fuori dal governo critica la scelta del Csm anche l’ex pm Antonio Di Pietro: “E’ sbagliata. E’ un messaggio grave, che permette di dire che la magistratura non è indipendente dalla politica”.


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