«Au Pair», giovani educatori nascono


NON SI ARRESTA IL FLUSSO ALL’ESTERO DEI RAGAZZI ITALIANI IN CERCA DI UN FUTURO MIGLIORE


Da tempo, sociologi, economisti e ricercatori sono impegnati nello studio della grande fuga all'estero delle nuove generazioni italiane. Sembra infatti non volersi arrestare il grande flusso di giovani che, in cerca di un futuro migliore, si spingono al di là del confine. Nel corso del 2014, sono stati circa novantamila, i cambi di residenza di cittadini, di età compresa tra i diciotto e i qua- rant'anni, aumentati negli ultimi due anni quasi del 35 %. Numeri preoccupanti che incidono in modo non indifferente sul bilancio pubblico. L'Italia, considerata ormai "Un paese per vecchi", per la condizioni di lavoro poco favorevoli, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, vede, i propri investimenti nel campo dell'istruzione fiorire fuori con fine, dove tali opportunità sono maggiormente appetibili e stimolanti. Eclatante è la situazione di medici, ricercatori e ingegneri, le cui competenze cotribuiscono allo sviluppo di altre nazioni. Parliamo di "fughe di cervelli", targhe con nomi e cognomi italianissimi, affissi nei più noti uffici e laboratori al mondo.

Tuttavia negli ultimi anni la migrazione italiana, sta subendo radicali cambiamenti: se da un lato abbiamo giovani smarriti e pessimismi che, riponendo una forte sfiducia nella situazione attuale italiana, decidono di partire in cerca di fortuna, dall'altro abbiamo una fortissima ondata di giovanissimi che, raggiunta la maggiore età decidono di mettere uno zaino in spalla e partire verso l'ignoto, non parliamo più di dissoccupati demoralizzati che sognano la tranquillità di un posto fisso, ma bensì di intraprendenti e dinamici giovani con fame di nuove opportunità e PC pieni di progetti da realizzare, caratterizzati dalla consapevolezza che, arricchire il proprio bagaglio di esperienze, visitando luoghi ignoti, ampliando la propria rete di relazioni e confrontando la propria cultura con altre, non può fare altro che gettare basi solide e di grande apertura mentale alle proprie vite e carriere. Il fenomeno è talmente in crescita che alcune recenti ricerche parlano addirittura di "sindrome di Wanderlast", la malattia dell'eterno viaggiatore, ovvero l'impulso irrefrenabile e continuo di avventurarsi alla scoperta di nuovi orizzonti e alla ricerca di nuove esperienze, un'esigenza di nutrire la propria mente di viaggi, che può tramutarsi in una vera e propria patologia.La parola Wanderlast, erroneamente collegata per as- sonanza ad un termine inglese, nasce invece dall'unione delle parole tedesche "Wan- der", "vagabondare", e "Lust", "ossessione", come si puó intuire dall'etimologia, coloro che soffrono di questa particolarissima sindrome, presentano un esigenza spasmodica di evadere da una quotidianità, perce- pita come una prigione. A giustificare tale propensione, uno studio del 1999, condotto dal professore Chuansheng Chen della University of California, che avrebbe individuato una variante del gene in grado di codificare la trascrizione del recettore D4 per dopamina(nella sua forma mutata definita come DRD4-7r), capace di giustificare l'incessante desiderio di esplorare. Elaborando i dati su 39 popolazioni diverse, i soggetti che presentavano la variante per il gene D4, appartenevano a una popolazione che nel corso della sua storia evolutiva aveva condotto maggiori spostamenti. In ogni caso non esiste ancora un riconoscimento ufficiale del disturbo e dal punto di vista clinico, si commette un errore parlando di "sindrome e diagnosi". C'è una sorta di follia in tutto questo, ma abbiamo attraversato cieli, mari e montagne, siamo addirittura andati su Marte, perchè non ci fermiamo mai?cosa ci spinge a farlo? Gene- tica o no, quel che è certo è che milioni di giovanissimi, hanno trovato la vita vera al di là della loro zona di comfort, della loro casa, del loro porto sicuro e non hanno intenzione di fermarsi. Diffusissimi, gli spostamenti temporanei, di qualche mese o di pochi anni. Tra le mete più ambite, Regno Unito, Germania, Francia, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti, che offrono un amplia scelta di programmi di scambio e lavoro-studio che, se da un lato soddisfano le esigenze di milioni di audaci ragazzi da ogni parte del mondo, dall'altro contribuiscono all'accrescimento economico del paese stesso, Infatti, non parliamo più solo di Erasmus, ma di iniziative che coinvolgono tutti i livelli di istruzione. il Canada per esempio, come l'Australia e la Francia offre il "Progetto farm", ovvero l'opportunità di lavorare in fattorie dagli splendidi paesaggi in cambio di vitto, alloggio e un'indimenticabile esperienza. Tra i programmi più amati e in grande espansione negli Stati Uniti è "l'Au pair program", che prevede l'integrazione di giovani tra i 18 e i 26 anni in famiglie Americane. L'Au Pairs, muniti di VISA J1, hanno l'incarico per un anno ( estendibile a due ) di prendersi cura dei bambini; non un semplice lavoro di "Nanny" ma una completa immersione nella cultura Americana, in quanto coloro che aderiscono all'iniziativa, ven- gono accolti come veri e propri membri della famiglia, condividendo la propria lingua e i propri usi e costumi. Non indifferente è la possibilità di viaggiare e realizzare il proprio "American Dream". Le famiglie, che a loro volta hanno il compito di garantire vitto, alloggio e un piccolo compenso settimanale, godono di un importante aiuto all'interno delle dinamiche familiari ad un prezzo vantaggioso, aprendo ai propri figli una finestra sul mondo. Un dare-avere, uno sharing di culture, vantaggioso da entrambe le parti. E se è vero che viaggiare è come vivere due volte allora, spolveriamo le valigie, muniamoci di ali per volare, motivi per proseguire e radici per non dimenticare chi siamo.


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