Autostrade, Conte ferreo

CDM NOTTURNO PER LA REVOCA DELLA CONCESSIONE E L’USCITA DEI BENETTON


di Serenella Mattera



ROMA. Potrebbe non mettere ancora la parola fine, dopo due lunghi anni. Ma è decisivo il Consiglio dei ministri convocato in piena notte sul dossier Autostrade. Una riunione carica di tensioni ed aspettative, con due scenari sul tavolo: la revoca della concessione ad Aspi o la sostanziale uscita dei Benetton, con un aumento di capitale e la discesa di Atlantia a una quota del tutto minoritaria. Prima del Cdm da Palazzo Chigi nulla trapela, se non che si partirà da un’informativa del premier Giuseppe Conte. Come si finirà, difficile dire. Ma si cerca una mediazione. La giornata è fitta di contatti, si pesano le diverse opzioni, si scrutano le mosse di Atlantia (circolano voci, senza riscontro, di uscita della società da Aspi), si valuta la nomina di uno o più commissari per gestire la concessione mentre si avvia la procedura di revoca o si prepara il cambio di governance. Pochi ritengono la revoca praticabile, ma certezze non ce ne sono. Se non che la maggioranza è divisa e nervosa. Ad aumentare la pressione su Conte non ci sono solo le aspettative del M5s, ma anche una lettera di Paola De Micheli, datata 14 marzo, in cui la ministra chiedeva a Conte di “valutare una soluzione transattiva” per evitare il rischio di un risarcimento “integrale”, fino a 23 miliardi, ad Atlantia. Per “non far pagare il conto agli italiani”, i renziani dicono di essere pronti a battersi. Il Cdm era annunciato alle 11. Tanto che il cda di Atlantia si convoca, per rispondere ad eventuali scelte del governo. Ma il Consiglio dei ministri viene rinviato alle 22 e il cda dell’azienda si chiude senza prendere decisioni. In borsa, dopo aver bruciato lunedì 1,68 miliardi di capitalizzazione, Atlantia ha un rimbalzo in positivo ma recupera appena 66 milioni. Gli occhi di azionisti italiani e stranieri, dalla tedesca Allianz al fondo governativo cinese Silk Road Fund (la Farnesina smentisce però che abbia chiesto spiegazioni all’ambasciatore italiano), sono puntati sulle scelte dell’esecutivo. L’amministratore delegato di Anas Massimo Simonini spiega che Anas non ha “particolare interesse verso le concessioni” ma è “a disposizione del governo”. Potrebbe “subentrare nella fase dei controlli”, mentre l’intera concessione - in caso di revoca - potrebbe essere messa a bando, sostiene il sottosegretario M5s Giancarlo Cancelleri. Per ora solo ipotesi, come quella - caldeggiata da Pd e Iv - dell’ingresso in Aspi dello Stato attraverso Cdp (ma sarebbero in partita anche soggetti come Poste Vita e F2i). Trapela intanto una lettera inviata il 13 marzo da De Micheli a Conte, per passargli il testimone sul dossier. Divulgarla sembra un modo, dicono fonti parlamentari Dem, per allontanare dalla ministra le accuse di inerzia, non un atto ostile del Pd. In quella lettera la ministra propone una soluzione che passi da un accordo con Aspi (con condizioni come i 3,4 miliardi di risarcimenti che però Conte nelle scorse ore ha valutato fortemente insufficienti). Si cita un parere dell’Avvocatura dello Stato di febbraio secondo cui, nonostante la norma del decreto Milleproroghe che fa scendere l’eventuale risarcimento per la revoca della concessione a 7 miliardi, l’azienda possa comunque ottenere l’intera somma di 23 miliardi. “Il governo consideri anche l’impatto sociale della decisione”, chiede ora la Fondazione Crt, che detiene il 4,53% delle azioni di Atlantia. La famiglia Benetton, dopo le durissime parole pronunciate lunedì da Conte, parla attraverso il presidente di Edizione, Gianni Mion: la “tragedia” del ponte Morandi, dice, rende“comprensibilelaposizionedelpremier” ma “è nostro dovere difendere le due aziende, Aspi e Atlantia, e i loro dipendenti, finanziatori e azionisti”. Mion si augura che “si possa trovare una soluzione equa nell’interesse di tutti”. Ma quella soluzione, ribadiscono più fonti di governo, passa da un sostanziale azzeramento della presenza di Atlantia in Aspi. Conte si dice pronto a valutare una eventuale discesa della società, che detiene l’88%, al 10%, al 5%, all’1%. E in ambienti di governo in mattinata circola l’ipotesi che Atlantia possa mettere sul mercato la sua intera quota in Aspi. Riscontri a sera non ce ne sono. La revoca della concessione resta un’ipotesi sul tavolo. Già circola il nome di un possibile commissario, l’ex ad di Terna Luigi Ferraris. C’è chi ipotizza che un commissario serva anche in caso di riassetto della governance. Secondo alcuni la scelta dovrebbe essere fatta nel weekend, per evitare altre ripercussioni sui mercati. Per la nomina potrebbe rendersi necessario un decreto, da votare poi in Parlamento. E a quel punto sarebbero problemi, se la maggioranza si presentasse divisa all’appuntamento. Ma il commissario, secondo alcune fonti, potrebbe anche essere fatto bersaglio di ricorsi e denunce degli azionisti di maggioranza e minoranza. Prima del Consiglio dei ministri notturno (che fa slittare un’ipotesi di cena del premier con alcuni ministri M5s), Conte partecipa con Di Maio e De Micheli a un ricevimento all’ambasciata di Francia, poi riunisce i capi delegazione di maggioranza. Il tentativo è colmare le divergenze e trovare una posizione unitaria. E’ possibile, secondo fonti Dem : anche una parte del M5s sarebbe convinta che la soluzione sia “fuori i Benetton” e non la revoca della concessione. Su questa partita, ha avvertito Iv sostenendo l’impossibilità della revoca considerati anche i rischi per i 7000 dipendenti di Aspi, la maggioranza si gioca la sua tenuta. In Cdm si arriva con i nervi assai tesi. A Conte, che tiene una linea assai dura, il compito di indicare una soluzione. Da fuori, Matteo Salvini incalza: “Se c’è il parere legale, si revochi la concessione, ma si decida: il Paese per colpa del governo è fermo”. Il Quirinale intanto vigila preoccupato che la vicenda si risolva nel migliore dei modi, senza contraccolpi per il governo.

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