Autunno caldo per Donald


IL PRESIDENTE SI LANCIA NELLA CAMPAGNA ELETTORALE, MA LE OMBRE SI ADDENSANO


WASHINGTON. Si profila un autunno caldo per Donald Trump e per gli Usa.

Dal Labor Day, al 6 novembre, giorno delle elezioni di Midterm, il presidente prevede una intensa campagna elettorale a favore dei candidati repubblicani, spendendo in comizi ed eventi più di 40 giorni, sperando così di superare il pro- gramma di viaggi di Barack Obama per la campagna di Midterm del 2010, quando i dem subirono una cocente sconfitta.

Ora però i pronostici sono ribaltati e secondo i sondaggi i democratici hanno più probabilità di conquistare la Camera, aumentando per il tycoon il rischio dell’avvio di eventuale impeachment. Molto dipenderà anche dalla conclusione dell’inchiesta sul Russiagate del procura- tore speciale Robert Mueller, che è davanti ad un bivio: l’ultima finestra utile per qualsiasi passo rilevante sarebbe questa settimana, ossia non oltre 60 giorni dalle elezioni di Midterm, per non condizionarle, in base alle linee guida del ministero della giustizia.

Nel frattempo entro Midterm dovrebbe partire e concludersi il secondo processo a Paul Manafort, l’ex campo della campagna elettorale di Trump, già dichiarato colpevole in un primo procedimento per evasione fiscale e frode bancaria. Ma i rischi maggiori per il tycoon sembrano arrivare dal suo ex avvocato personale Michael Cohen, che ha patteggiato offrendo collaborazione agli inquirenti.

A rendere incandescente l’autunno anche, da oggi, le audizioni di conferma della nomina del giudice Brett Kavanaugh alla Corte suprema: i dem promettono battaglia dopo che la Casa Bianca ha esercitato il privilegio esecutivo per bloccare oltre 100 mila pagine di documenti riguar- danti il periodo in cui Kavanaugh lavorò nello staff della Casa Bianca di George W. Bush.

Tra le mine vaganti infine, l’escalation della guerra dei dazi con Cina, Ue e Canada.

Ma la Casa Bianca potrebbe essere messa in imbarazzo anche da un nuovo libro. Dopo ‘Fury and fire’ (Furia e fuoco) del giornalista Michael Wolff e ‘Unhinged’ (Squilibrato) dell’ex consigliera presidenziale Omarosa Manigault Newman, l’11 settembre uscirà nelle librerie “Fear: Trump in the White House” (Paura: Trump alla Casa Bianca), di Bob Woodward, il leggendario reporter due volte premio Pulitzer che insieme a Carl Bernstein rivelò i retroscena dello scandalo Watergate. Il li- bro, di 448 pagine, “rivela i dettagli senza precedenti sulla vita difficile dentro la Casa Bianca di Donald Trump e sul modo in cui il presidente prende decisioni su questioni importanti di politica estera e interna”, ha spiegato l’editore americano Simon & Schuster.

Comunque sia, nemmeno nella festa del “Labor Day”, Trump ha risparmiato i suoi attacchi al principale sindacato americano (Afl-Cio), dopo che il suo presidente Richard Trumka ha criticato domenica sera su Fox le minacce del presidente di lasciare il Canada fuori dal nuovo accordo di libero scambio nordamericano (Nafta). “Richard Trumka, il capo della Afl-Cio, ha rappresentato il suo sindacato malamente in tv nel weekend. Alcune delle cose che ha detto erano contro i lavoratori e le lavoratrici del nostro Paese, e il successo degli Usa stessi. Perciò è facile vedere perché i sindacati stanno facendo così male. Un dem!”, ha twittato il presidente. Afl-Cio ha 12,5 milioni di iscritti.

E non mancano neppure accuse dal Cremlino: gli Stati Uniti “negli ultimi anni stanno lavorando rozzamente usando i loro servizi di intelligence per cercare di reclutare cittadini russi, esercitando pressioni morali e di altro tipo su di loro”, ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, commentando la notizia pubblicata dal New York Times secondo cui fra il 2014 e il 2016 l’Fbi e il dipartimento di Giustizia Usa tentarono senza successo di convin- cere l’oligarca russo Oleg Deripaska a diventare un informatore.

Stando al giornale, le autorità speravano di ottenere informazioni sul crimine organizzato russo e, in seguito, su un possibile aiuto da parte russa alla campagna elettorale di Donald Trump del 2016.

“Penso - ha detto Peskov - che questi incidenti testimonino nel modo più eloquente i tentativi di interferire negli affari interni russi”.


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