Bagno di folla per il Papa



MILANO. Bagno di folla del Papa ieri a Milano e Monza. La visita di Franncesco è iniziata dal quartiere popolare delle Case Bianche, per poi incontrare in Duomo i sacerdoti e i consacrati. Quindi il Papa ha visitato i detenuti del Carcere di San Vittore. Dopo la Messa nel Parco di Monza, l’incontro conclusivo con i ragazzi allo Stadio Meazza davanti a ottantamila persone.

A Monza il Papa, a bordo di un’automobile, ha attraversato i settori centrali del parco, salutando e benedicendo la folla festante dei fedeli che al passaggio ha sventolato le sciarpe gialle e bianche. La celebrazione è stata il momento-clou della visita, che ha richiamato centinaia di migliaia di fedeli, circa un milione secondo le stime, da tutto il territorio della Chiesa ambrosiana e anche da fuori.

“Si specula sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro. Tutto sembra ridursi a cifre, lasciando, per altre verso, che la vita quotidiana di tante famiglie di tinga di precarietà e di insicurezza. Mentre il dolore bussa a molte porte, mentre in tanti giovani cresce l’insoddisfazione per mancanza di reali opportunità, la speculazione abbonda ovunque” ha detto il Papa alla folla in uno dei passaggi della sua omelia al parco di Monza.

Più tardi la grande festa si è spostata allo stadio di San Siro con coreografie, musiche e danze e il dialogo con i giovani. E lo stadio è letteralmente esploso quando il Papa è “entrato in campo”.

Davide è un ragazzo che viene da Cornaredo. Domanda al Papa: “Ma a te, quando avevi la nostra età, che cosa ti ha aiutato a far crescere l’amicizia con Gesù?”. Il Papa risponde: i nonni, giocare con gli amici, la parrocchia. I primi che mi hanno aiutato “sono stati i nonni”. “E questa è stata la mia esperienza - ha detto il Papa - i nonni mi hanno parlato normalmente delle cose della vita. Un nonno era falegname e mi ha insegnato come con il lavoro Gesù ha imparato lo stesso mestiere e così, quando io guardavo il nonno, pensavo a Gesù. L’altro nonno mi diceva di non andare mai a letto senza dire una parola a Gesù, dire ‘buona notte’. La nonna mi ha insegnato a pregare - anche la mamma; l’altra nonna lo stesso ... Ma, è importante questo: i nonni hanno saggezza della vita e loro con quella saggezza ci insegnano come essere più vicini a Gesù. A me lo hanno fatto. Primi, i nonni. Un consiglio: parlate con i nonni. Parlate, fate tutte le domande che volete.Ascoltate i nonni. E’ importante, in questo tempo, parlare con i nonni”.

Poi è la volta di Monica e Alberto, genitori di tre ragazzi. Chiedono: come trasmettere ai nostri figli la bellezza della fede? A volte ci sembra così complicato poter parlare di queste cose senza diventare noiosi e banali o, peggio ancora, autoritari. Quali parole usare?

“Credo - risponde il Papa - che questa è una delle domande-chiave che tocca la nostra vita come genitori: la trasmissione della fede, e anche tocca la nostra vita come pastori e come educatori. La trasmissione della fede. E mi piacerebbe rivolgerla a voi. E vi invito a ricordare quali sono state le persone che hanno lasciato un’impronta nella vostra fede e che cosa di loro vi è rimasto più impresso”. Tutti portiamo nella memoria, ma specialmente nel cuore qualcuno che ci ha aiutato a credere”.

“Adesso - prosegue il Papa - vi lancio una sfida. Un attimino di silenzio, e ognuno pensi: chi mi ha aiutato a credere? E io rispondo dalla mia parte, e per rispondere la verità devo tornare con il ricordo in Lombardia...”. E a questo punto il Papa è stato interrotto da un grande applauso. Poi Bergoglio ha continuato: “A me mi ha aiutato a credere, a crescere tanto nella fede, un sacerdote lodigiano, della diocesi di Lodi. Un bravo sacerdote che mi ha battezzato e poi durante tutta la mia vita, io andavo da lui; alcune volte più spesso, altre no. E mi ha accompagnato fino all’entrata al noviziato. E questo lo devo a voi lombardi: grazie! E non mi dimentico mai di quel sacerdote: mai, mai! Era un apostolo del confessionale. Misericordioso, buono, lavoratore. E così, mi ha aiutato a crescere”.


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