Balzo contagi con meno tamponi

INCIDENZA DELL’8%. 11.705 CASI, TOP IN LOMBARDIA. LOCATELLI: “CRESCITA NON ESPONENZIALE”



di Manuela Tulli

ROMA. Ancora in aumento i casi di Covid in Italia: sono 11.705 i nuovi contagi nelle ultime 24 ore, con un aumento di 780 rispetto al giorno precedente. Si sono registrati anche più decessi, 69 rispetto ai 47 di sabato.


I tamponi sono stati 146mila, in calo di circa 20mila rispetto al giorno prima. Cresce dunque, e sfiora l’8%, l’incidenza delle persone risultate positive rispetto al numero dei tamponi fatti. Tra le regioni maggiormente in sofferenza, c’è la Lombardia che si avvicina a quota 3mila contagi in più, ma crescono i casi anche in Piemonte (+1.123), Campania (+1.376) e Lazio (+1.198). Secondo i dati del ministero della Salute, un aumento forte si registra anche in Toscana (906) e in Veneto (800). Sono 126.237 le persone attualmente positive al Covid in Italia (9.302 in più rispetto a sabato). Di queste, 7.131 (+514) sono ricoverate nei reparti ordinari mentre 750 sono in terapia intensiva con un aumento di 45 unità: 110 sono in Lombardia, 99 nel Lazio, 78 in Campania e 70 in Sicilia. I decessi hanno raggiunto quota 36.543 (+69) e i guariti sono in tutto 251.461 (+2334). I contagiati totali in Italia dall’inizio dell’epidemia sono oltre 414mila.


Una situazione critica ma comunque ancora non allarmante, secondo gli esperti. “Che ci sia stata un’accelerazione dei casi è innegabile ma non direi che ci sia una crescita esponenziale. Serve guardare i numeri con allerta ma non con panico”, ha detto ieri Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità. Locatelli ha anche annunciato l’arrivo di tamponi rapidi per un più ampio screening della popolazione, nell’ordine di 19-20 milioni di test. E mentre si attendono le nuove misure annunciate dal governo, si segnalano le prime sofferenze delle strutture sanitarie, con la Campania, per esempio, che da ieri ha fermato i ricoveri programmati, lasciando solo le urgenze e i trattamenti oncologici. E il Covid naturalmente. “Stiamo facendo una ‘chiamata alle armi’, dobbiamo richiamare medici e infermieri. Qui è peggio che a marzo”, è il grido di allarme lanciato da Claudio Micheletto, direttore dell’unità di pneumologia dell’Azienda ospedaliera di Verona, dove da sabato è stato riaperto il reparto riservato ai pazienti Covid. Per la presidente della società italiana di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, Flavia Petrini, “il virus gira in Italia in modo generalizzato e le regioni che erano meno attrezzate lo subiscono di più. Serve rallentare le attività”. “Serve assoluto rigore - aggiunge -, vediamo 50enni che si ammalano gravemente, sono persone che hanno una vita sociale attiva”.

Un freno è stato messo già alla movida con controlli a tappeto su tutto il territorio nazionale, come a Bari, Torino, Milano; qui sono stati chiusi due locali che non avevano rispettato l’orario della chiusura a mezzanotte. Ma sempre nel capoluogo lombardo è stato fermato nella metropolitana un uomo positivo che non aveva rispettato l’isolamento.

I focolai sono disseminati su tutto il territorio e toccano gli ambienti più diversi, dalle Rsa, come a Ferrara, alle palestre, come accaduto a Trieste, o alle fabbriche (sei positivi allo stabilimento Fca di Pomigliano). In Sicilia già diversi paesi sono ‘zona rossa’, come Sambuca, dove è stata avviata l’evacuazione della Rsa dove sono morti quattro anziani in pochi giorni. Resta il nodo trasporti anche se la ministra Paola De Micheli nega la criticità e parla di una incidenza di casi Covid, dovuti agli assembramenti nel trasporto pubblico, dello 0,1%. La scuola resta un tema aperto con la difficoltà a mettere in campo orari differenziati anche se è sempre Locatelli, membro del Comitato tecnico scientifico, a dire che “deve rimanere aperta, perché è una priorità assieme al lavoro

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