BANCHE/La Ue vara nuovi requisiti anticrisi: favoriti i prestiti alle Pmi



BRUXELLES. Per completare l'architettura finanziaria post-crisi la Commissione Ue ha proposto un nuovo pacchetto di regole che, aggiornando i requisiti di capitale di alcune banche, intende ridurre ulteriormente i rischi del settore. Affinché torni la fiducia e le banche riprendano a fare il loro mestiere, cioè assistere l'economia reale. Un annuncio che lascia perplessa la federazione bancaria europea che chiede di modificare la normativa "con attenzione". Come ha sintetizzato il chairman dell'Ebf Giovanni Sabatini la revisione delle norme di Basilea III si tradurrà in un ulteriore inasprimento del capitale e degli obblighi per le banche in un momento in cui la ripresa è ancora fragile e il contesto internazionale incerto. Di seguito i punti principali del nuovo pezzo di regolamentazione bancaria che modifica la direttiva sui requisiti di capitale (CRD) e quella che introduce il 'bail in' (BRRD). REQUISITI DI CAPITALE. Viene introdotto un coefficiente vincolante di leva finanziaria (3%) per evitare prestiti eccessivi laddove non si abbia sufficiente capitale. E viene introdotto anche un nuovo buffer di liquidità che costringe le banche a finanziarie le loro attività di lungo termine con fonti stabili. Inoltre, i requisiti di capitale vengono aggiornati al 'rischio effettivo' per le banche che investono in derivati. FALLIMENTI 'ORDINATI' PIU' FACILI. Con l'introduzione del livello minimo di capacità di assorbimento delle perdite (TLAC), anche le banche 'globalmente sistemiche', incluse le straniere, potranno essere 'risolte' senza creare scossoni all'intero sistema europeo. Viene poi chiarita ulteriormente la gerarchia dei creditori che ci rimettono in caso di risoluzione, introducendo una nuova classe di strumenti finanziari che farà capire agli investitori a cosa vanno incontro. SOSTEGNO A PMI E PICCOLE BANCHE. Vengono resi più semplici i prestiti alle pmi, perché si estende lo schema che riduce gli accantonamenti delle banche quando prestano alle piccole aziende. Lo schema viene anche esteso agli investimenti nelle infrastrutture. Inoltre, si alleggeriscono gli oneri amministrativi soprattutto in fatto di remunerazione per i piccoli istituti.


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