Banche, un’estate bollente



ALLARME DELL’ECONOMISTA JEAN-PAUL FITOUSSI. PREOCCUPA IL “CASO ITALIA”

ROMA.E ’inevitabile che le banche italiane tornino sotto tiro ora che l’Italia è al centro dei riflettori per una crisi e si prepara una nuova stretta europea sul capitale degli istituti di credito. Ma i rischi sono ancora maggiori: nella “situazione pericolosa” che si è creata con le elezioni italiane, risposta prevedibilissima alle “politiche europee sbagliate” e a politiche nazionali troppo disattente, si rischia di riportare le lancette dell’orologio indietro verso la stagnazione. Con ripercussioni su tutto il continente. A parlare è Jean-Paul Fitoussi (nella foto a destra), professore a Sciences-Po, a Parigi, e alla Luiss di Roma. Non è un caso che la tempesta si sia abbattuta con particolare virulenza verso le banche. “Stanno molto meglio di qualche anno fa” - dice Fitoussi ma “ci sono istituti ancora fragili” e del resto “quando si teme una recessione è normale” che il settore bancario finisca sotto tiro sui mercati. Se l’indice del settore bancario ha ceduto oltre il 15% in nove sedute è il risultato di vari fattori. Per Fitoussi l’Italia rischia il ritorno alla stagnazione, dopo una ripresa che ha visto la crescita affacciarsi poco sopra l’1%. Questo potrebbe vanificare gli sforzi di aggiustamento dei bilanci bancari, dove ci sono ancora titoli di Stato per l’8%. Poi c’è il versante normativo. I ministri delle Finanze Ue riuniti all’Ecofin hanno deciso una nuova stretta sul capitale (che però dovrà passare al vaglio del consiglio Ue di giugno) che alza ulteriormente i requisiti patrimoniali: Fitoussi parla di un approccio che “fa ridere, affronta il problema alla rovescia” rischiando di strozzare il credito all’economia”. Infine c’è incertezza su cosa farà il nuovo governo dello scottante dossier bancario: più che ai rimborsi ai risparmiatori vittime dei crac, il timore di molti investitori è volto ai piani dell’esecutivo Lega-Cinque Stelle che riguardano le norme adottate per accelerare il via stragiudiziale il recupero del credito. Gran conoscitore dell’Italia e gran critico dell’austerity, Fitoussi spiega che dopo le avvisaglie di Trump, della Brexit, delle elezioni in molti Paesi europei, “l’incidente era previsto da tempo. Non abbiamo tenuto conto degli avvertimenti”. Quelli di un “rigetto” nei confronti di politiche sbagliate: europee per l’austerity, nazionali per un eccesso di fiducia in politiche economiche tutte volte a stimolare l’offerta (supply-side) e disattente alla gente e ai suoi bisogni. Inevitabile che la crisi politica, con agenzie di rating che minacciano il declassamento e i Btp su soglie di guardia, rimettesse l’Italia sotto pressione. Secondo Fitoussi è un meccanismo destinato ad aggravarsi “con gli insulti reciproci fra l’Italia e i Paesi europei, come nel caso dell’articolo disgustoso dello Spiegel”. Cosa succederà? per l’economista francese “non si può prevedere”, ma è certo che “un negoziato con l’Europa ci vuole” E che “quando c’è un negoziato in vista bisogna mostrare i muscoli, non le debolezze”. Il riferimento è alla scelta per il ministero dell’Economia di Paolo Savona, economista particolarmente critico con il ruolo della Germania nell’Eurozona. Un braccio di ferro che potrebbe finire col mettere in dubbio la stessa formazione del governo, tanto che Fitoussi non si sbilancia su come l’Italia potrebbe giocare all’importante consiglio Ue di giugno: “Chi lo sa, non conosco neanche la politica del governo, può saltare fra un mese, o forse no”.


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