Banche Usa in agrodolce



LA RIFORMA FISCALE È UNA BASTONATA PER I COLOSSI, MA L’OUTLOOK È POSITIVO

NEW YORK. La riforma fiscale di Donald Trump costa caro alle banche americane. Anche se gli analisti ritengono le big di Wall Street le vere “vincitrici” nel piano di taglio delle tasse da 1.500 miliardi di dollari, la misura impone ai colossi un’iniziale “bastonata”.

Se i casi di JPMorgan e Citigroup non fossero bastati, a confermalo arrivano Goldman Sachs e Bank of America. Considerata fino a non molto tempo fa il “gioiellino” di Wall Street, Goldman chiude il suo primo trimestre in rosso dal 2011 e cala in Borsa, arrivando a perdere il 3%. A pesare sui conti del periodo ottobre-dicembre è la riforma delle tasse, che la costringe a iscrivere a bilancio oneri contabili straordinari per 4,4 miliardi di dollari. Il quarto trimestre si chiude così con una perdita di 1,93 miliardi di dollari su ricavi sopra le attese e pari a 7,83 miliardi. Senza l’effetto-Trump, l’utile si è attestato a 2,26 miliardi di dollari, sopra le attese degli analisti che scommettevano su 2,04 miliardi. Ma la riforma delle tasse non è l’unico problema di Goldman: a preoccupare di più è il rallentamento della divisone di trading di bond, che ha realizzato la metà dei ricavi. Per Goldman si tratta dell’ennesimo trimestre deludente che rischia di rafforzare il coro di voci che chiede cambi drastici, inclusi quelli al vertici. Utile trimestrale in calo anche per Bank of America. La riforma delle tasse varate pesa per 2,9 miliardididollari,riducendol’utilenettoa2,37miliardi di dollari. Senza gli oneri straordinari, la banca ha realizzato un utile di 5,3 miliardi di dollari, sopra le attese degli analisti. Al netto della “batosta” Trump, l’utile 2017 di Bank of America è volato a 21,1 miliardi di dollari, toccando il suo massimo di tutti i tempi centrato nel 2006, prima della crisi. Ma gli oneri che le banche sono state costrette a iscrivere a bilancio per la riforma Trump non preoccupano gli analisti, convinti che gli istituti di Wall Street siano i “vincitori” del taglio delle tasse. Nonostante il colpo iniziale sono infatti i meglio posizionati per godere dei benefici di lungo termine della misura. Le banche, che tipicamente pagano aliquote più elevate di altri settori quali quello manifatturiero, vedranno infatti scendere le tasse al 21% e, soprattutto, godranno dell’atteso circolo positivo che la riforma è attesa avere in termini di richiesta di credito.


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