Banche, Visco: "Nessuna pressione da Boschi, non risposi a Renzi"




Vigilanza non disattenta su Etruria. Su Vicenza arrivammo tardi

Mai pressioni dalla Boschi su Etruria, una domanda da Renzi 'ma non risposi'. Vincenzo Visco risponde così in commissione banche sulle iniziative del governo sulla banca poi fallita. Il governatore della Banca d'Italia ha escluso che l'allora ministra abbia fatto 'sollecitazioni' su Etruria 'né chiese informazioni riservate' nei suoi incontri con il vice dg Panetta, e ha rivendicato il lavoro di vigilanza fatto da Palazzo Koch. Renzi ringrazia: 'Mi fa piacere che abbia fugato ogni dubbio sul comportamento dei ministri. Un premier però ha il dovere di informarsi, non è un passante'. Per Di Maio, invece, 'Visco svela le pressioni di Renzi'. Il tono è tranquillo, pacato come sua abitudine, e l'attacco frontale da alcuni paventato contro Renzi in commissione d'inchiesta non arriva. Ma il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, audito dalla commissione di inchiesta sulle banche per quasi 10 ore, ugualmente puntualizza alcuni aspetti del suo scambio con l'ex premier sulla gestione delle crisi bancarie, e in particolare di Banca Etruria. Renzi gli domandò, seppure sotto forma di battuta, dell'istituto aretino ma non ottenne risposta, mentre l'allora ministro Boschi venne indirizzata al vice direttore generale Fabio Panetta al quale però, ha assicurato Visco, non fece richieste né pressioni. Va detto che Banca Etruria non era proprio una priorità di Visco nel 2014, visto che nel frattempo il governatore era seriamente preoccupato per i dossier bollenti di Mps, delle due venete e delle 4 banche poi finite in risoluzione, mentre alle porte c'era l'arrivo della vigilanza unica Bce preannunciata dall'esercizio Aqr (Asset Quality Review). E perciò quando Renzi si rivolse a lui nell'aprile 2014 in un clima di normali rapporti Bankitalia-Governo (come quelli avuti con i governi Berlusconi, Monti, Letta e poi Gentiloni) per domandargli "perché quelli di Vicenza volevano prendersi Arezzo e parlò degli orafi. Io non risposi e la presi come una battuta e forse lo era". Secondo Visco, comunque, Renzi "non era preoccupato di niente". Un clima 'divertente' mentre in un'altra occasione nella quale "parteciparono Padoan e Delrio mi chiese 'perché non ci parla delle banche in difficoltà' e io dissi che di banche in difficoltà parlavo solo col ministro dell'economia. Non ci fu nessuna tentazione per me di rispondere, ma lui certamente la domanda la fece". La Boschi invece, fa capire Visco, fece come molti altri politici locali. Chiese un incontro per preoccuparsi dell'impatto della crisi sulla provincia di Arezzo. E come per altri politici fu rassicurata sull'azione di vigilanza, senza tuttavia ricevere alcuna informazione riservata. Richieste quindi "legittime" anche se il governatore non ha nascosto la sua insofferenza per le banche 'del territorio' che magari usano il denaro raccolto per azioni speculative. Peraltro tali istituti dice non sono indispensabili visto che magari sono presenti anche altri istituti per finanziare l'economia.Una puntualizzazione Visco comunque la fa in merito ai contraccolpi della risoluzione delle 4 banche. Il governo aveva "pienamente compreso" gli effetti sui possessori di obbligazioni poi azzerati, un tema caro a una certa parte del Pd che aveva accusato la Banca d'Italia di aver fatto pagare un prezzo politico pesante a causa delle proteste dei risparmiatori. Il governatore difende l'operato della vigilanza (al suo fianco siede per tutto il tempo il responsabile Carmelo Barbagallo) che "non fu disattenta". Peraltro ricorda di non aver neanche "mai detto che andava tutto bene" e, anzi, nel 2013 i vertici delle banche si dimostravano resistenti a svalutare i crediti e ad aumentare il capitale. Anche Ciampi, ha citato del resto il governatore, riconosceva come l'azione di vigilanza avesse un suo limite di fronte alla mala gestio dei manager. E proprio il non "essersi accorti" delle cattive azioni del management di Popolare Vicenza è uno dei "rimpianti" del governatore assieme a quello, condiviso con il ministro Padoan, di non aver spinto con più forza al calo degli Npl. Vicenza quindi non era 'la favorita' e nessuno fece "pressioni" o diede una corsia preferenziale a Zonin a danno di Veneto Banca o appunto di Banca Etruria. Lo scenario dipinto dall'ex a.d di Veneto Banca Consoli è quindi falso, così come le presunte telefonate di un'ora di Zonin con Visco o gli ordini perentori dati da Barbagallo. "Con Zonin ho parlato solo 5 minuti" dice Visco e mai "gli ho telefonato" sul tema, e a dimostrazione ci sono i registri telefonici e degli incontri. L'unica raccomandazione fu quella di un'aggregazione "con equilibrio" fra le due componenti Vicenza e Treviso.


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