Banda dello spray spaccata

CORINALDO/CAVALLARI NEGA GLI ADDEBITI: “IO C’ERO, MA NON C’ENTRO”

di Leonardo Nesti


BOLOGNA. Il ‘Cava’ nega le accuse. Era a Corinaldo, quella maledetta sera fra il 7 e l’8 dicembre quando alla Lanterna Azzurra morirono sei persone, ma con lo spray al peperoncino, sostiene, lui non c’entra niente. Andrea Cavallari lo ha detto nell’interrogatorio di garanzia, dal carcere di Marassi a Genova dove è rinchiuso da sabato quando è stato arrestato con le accuse di omicidio preterintenzionale. Le responsabilità di quello che è successo, ha detto uno dei leader della banda dei ‘modenesi’, accusata di decine e decine di rapine nei locali del Centro Nord Italia, va cercata altrove. “Io con Corinaldo non c’entro nulla - ha detto - sono arrivato lì pochi minuti prima della tragedia ma non ho fatto nulla. E’ stato un altro gruppo a farlo”. Cavallari, assistito dall’avvocato Gianluca Scalera, si è invece avvalso della facoltà di non rispondere sulle altre accuse, quelle delle rapine che il Gip e la Procura di Ancona lo accusano di aver compiuto insieme ai complici. Secondo l’inchiesta che lo ha portato in carcere, invece, le responsabilità di Cavallari sarebbero allo stesso livello degli altri. Anche perché era solito portare con sé lo spray al peperoncino che avrebbe utilizzato in altre circostanze. La banda che ha compiuto la rapina di Corinaldo nasce dall’alleanza di due batterie, originarie dei paesi intorno a Modena, che lavoravano in parallelo. Da una parte la gang capeggiata da Ugo Di Puorto, figlio di un affiliato ai Casalesi, con il cugino Raffaele Mormone ed Eros Amoruso, morto in aprile per un incidente stradale: più metodica e organizzata rispetto a quella più imprevedibile e rocambolesca (furono arrestati anche a Disneyland Paris) diretta da Cavallari e composta da Moetz Akari e ‘Sua’ Haddada ed alle cui avventure, occasionalmente, partecipava anche la fidanzata del ‘Cava’. Queste due gang, a un certo punto, hanno deciso che, anziché pestarsi i piedi, era più saggio allearsi per puntare a bersagli più grossi. Come, appunto, quello di Corinaldo. Ma il feeling fra i componenti era più un rapporto d’affari che un’amicizia. Oggi, invece, toccherà agli altri: i membri delle due batterie, Badr Amouiyah che occasionalmente si univa agli altri, e Andrea Balugani, commerciante di 65 anni, che non deve rispondere delle accuse di omicidio preterintenzionale, ma che è accusato di essere il loro ricettatore. Fra Modena e Ravenna, racconteranno la loro verità che potrebbe essere in conflitto con quella raccontata da Cavallari. Per cercare di difendersi almeno dall’accusa di omicidio preterintenzionale, è probabile poi che i legali degli arrestati ricordino anche l’altra inchiesta che riguarda i fatti di quella notte, ovvero quella relativa alla sicurezza del locale, per il quale ci sono 17 indagati.

Le consulenze tecniche, infatti, avevano ravvisato “gravi carenze della struttura” che di fatto rendevano il locale “inidoneo al pubblico spettacolo” e insicuro in particolare in condizioni di emergenza. Senza contare che l’immobile non era in linea con le normative urbanistiche, essendo classificato come ‘magazzino agricolo’. Dai contatti e le rivalità con altri gruppi, potrebbero nascere altre inchieste: la procura di Genova ha infatti chiesto gli atti alla procura di Ancona per capire chi siano i componenti della ‘banda dei genovesi’, acerrimi rivali dei ragazzi finiti in carcere per Corinaldo.

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