Bankitalia: dare un colpo al debito senza toccare le pensioni



ROMA. L'Italia deve ridurre il debito pubblico, approfittare ora di un momento di tassi ancora bassi e di congiuntura positiva, particolarmente favorevole per la finanza pubblica. Se le circostanze dovessero cam- biare, anche per un eventuale 'shock protezionistico’ dovuto all'imposizione di dazi a catena dagli Stati Uniti, all'Europa, alla Cina, l'esposizione del Paese potrebbe infatti rapidamente mutare, riportando a galla le drammatiche giornate vissute nel 2011, quando lo spread schizzò oltre i 500 punti e il Paese rischiò di perdere definitivamente la fiducia dei mercati. Parlando per la prima volta ai rappresentanti del nuovo Parlamento, Bankitalia approfitta dell'audizione sul Def per lanciare il suo avvertimento: dare un "colpo secco e visibile" al debito, non toccare le pensioni e non mettere in discussione i risultati faticosamente ottenuti sui conti pubblici. " Anche se fondamentalmente solvibili, i Paesi molto indebitati sono comunque esposti al rischio di crisi di liquidità", ha spiegato il vicedirettore generale di Via Nazionale, Luigi Federico Signorini, ricordando che il debito pubblico italiano é ancora molto elevato, inferiore nell'area euro solo a quello greco. La sua sostenibilità, ha insistito, poggia in larga misura sulle riforme pensionistiche introdotte negli ultimi decenni, "uno dei punti di forza della finanza pubblica italiana" che non va indebolito. Anche perché la crescita, fino al 2017 in accelerazione, potrebbe ora rallentare, scendere nel 2018 all'1,4% o forse anche più in basso. Per questo, in questo scenario, se davvero si vuole sterilizzare gli aumenti dell'Iva, come espressamente indicato da tutte le forze politiche, bisogna farlo cercando entrate alternative o tagli di spesa, ha spiegato ancora Signorini, senza utilizzare la leva del deficit. Le clausole di salva-guardia restano del resto un punto nodale per i prossimi mesi. Secondo Rete Imprese Italia, con gli aumenti dell'aliquota il rischio è di perdere 11,5 miliardi di Pil. Anche in base alle stime dell'Istat, non estinguerli peserebbe sul Pil del 2019 per lo 0,1% e sui consumi per lo 0,2%. L'istituto di statistica teme peraltro già da quest'anno anche l'impatto amplificato sull'andamento dell'economia dei dazi americani, pari a -0,3 punti percentuali, dovuto alla crisi delle esportazioni soprattutto diauto, farmaci, prodotti chimici, oltre che dei più prevedibili mobili e alimentari. Fin qui le previsioni, ma i conti saranno comunque tutti da rifare se, come evidenzia l'Ufficio Parlamentare di Bilancio, la Commissione europea dovesse chiedere all'Italia un ulteriore sforzo di bilancio per quest'anno. "Rispetto ad un aggiustamento richiesto di 0,3 punti, il Def mostra un miglioramento del saldo strutturale disolo 0,1 punti di Pil", ha sottolineato il presidente Giuseppe Pisauro, indicando "il rischio di deviazione di -0,2 punti di Pil che dovrebbe comportare la necessità di una manovra aggiuntiva di 0,2 punti sul 2018". L'eventualità peggiore, ha avvertito, deriva però dalle nuove stime della Commissione, secondo cui "non vi sarebbe nessun aggiustamento strutturale nel 2018, evidenziando quindi il rischio di una deviazione pari a -0,3 punti, maggiore di quanto precedentemente stimato"


AmericaOggi.us Tutti i diritti riservati

Crea un account
e ottieni contenuti esclusivi e molto altro