Bankitalia: Renzi non molla


BANCHE/SALVINI: “IL BUGIARDO NON CONOSCE VERGOGNA”. SCONTRO CON M5S


FIRENZE. Sempre più aspra la bufera politica attorno alla crisi bancaria e ai suoi responsabili. Da un lato Matteo Renzi non molla la presa su Bankitalia e gli organi di vigilanza, ribadendo che i fatti "danno ragione al Pd" che, osserva, esce da questa storia "a testa alta". Sul fronte opposto, i grillini definiscono "surreale l'esultanza" dei dem. "Le centinaia di migliaia di risparmiatori truffati dai crack bancari degli ultimi anni non sono interessate ai giochini di potere del Pd e di Renzi", attacca Grillo dal blog.

Altrettanto secco il commento di Matteo Salvini: "Il bugiardo non conosce vergogna. Manderemo in galera tutti i complici di queste truffe, da Banca Etruria a Monte Paschi. E pagheranno - conclude sarcastico - a testa alta...".

Polemica anche la sinistra, con Nicola Fratoianni che usa lo stesso termine del blog di Grillo, "surreale", per definire la reazione del Nazareno, e il capogruppo Mdp alla Came- ra, Francesco Laforgia, convinto che non si sia ancora risolta "l'opacità nei rapporti tra alcuni esponenti del Governo e alcuni esponenti della banche".

I toni dello scontro politico su Bankitalia hanno fatto alzare la guardia al Quirinale, con il presidente Mattarella che certo - si ragiona in ambienti parlamentari - non sembra gradire questi affondi contro il governatore della banca centrale a pochi giorni dal suo reincarico.

Ieri è comunque stato il gran giorno di Renzi che, dopo gli sviluppi dei lavori alla commissione d'inchiesta e le parole del Pm Rossi, ha rotto il silenzio e si è tolto molti sassolini dalle scarpe, quelli accumulati nel corso degli ultimi mesi. Prima di scendere a Firenze per l'ultima volta dal suo treno, 7900 km in 6 settimane lungo tutta la Penisola, l'ex premier esprime tutta la sua soddisfazione: "Quanto sta emergendo - sottolinea di prima mattina - dimostra che la battaglia del Pd era giusta, era basata su dati di fatto, che avevamo ragione a dire che qualcosa non ha funzionato.

Il problema quindi non era il Pd,su di noi non c'era alcun pasticcio". Il leader dem precisa di non essere "euforico", ma aggiunge che "il tempo è galantuomo", non solo sulle banche, ma anche su "Consip e il Jobs Act". Quanto al nodo querele, resta sul vago ed evita di affondare il colpo: "Chi si è sentito infamato farà le sue scelte. Io per ora dico che in tanti dovrebbero chiedere scusa al Pd". Aggiunge che non cerca "vendet- te o rivincite", oggi gli basta che quanto accaduto "sia da insegna- mento per evitare altri errori in futuro". Non parla di incontrare di Visco: "A questo giochino non mi presto", afferma. Ma si lascia an- dare solo a una battuta sui protagonisti della vicenda: "Spero solo che Vegas non vada alla Figc...". Sullo scontro Pd-Bankitalia, sorto dopo le parole del pm di Arezzo Roberto Rossi sul caso di Banca Etruria, interviene anche il Presidente della Commissione, Pierferdinando Casini, attento a proteggere i lavori dell'organo in- quirente dalla battaglia politica: "Siamo tutti sufficientemente intelligenti - ammonisce l'ex presi- dente della Camera - per non con- fondere i ladri con le guardie.

Io cerco di tenere la commissione al riparo dalle polemiche e di legarla ai fatti. I fatti sono che le cose non hanno funzionato come dovevano; d'altronde - osserva - se fossero funzionate a pennello non ci sarebbe stata una commissione d'inchiesta". Infine definisce "irrealistica" la possi- bilità di prorogare i lavori della Commissione stessa tramite un intervento da inserire nel Milleproroghe come proposto dal vicepresidente della commissione Renato Brunetta. "Mi sembra del tutto fuori dalla possibilità, irrealistica - chiarisce- soprattutto perché sarebbe singolare la forma e la sede".

#primanotizia

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