Basilicata, tempesta sul Pd



SANITÀ/VENTIDUE ARRESTATI, FRA CUI IL PRESIDENTE DELLA REGIONE PITTELLA

MATERA. Un terremoto politico scuote la Basilicata: l’inchiesta della Guardia di Finanza e della Procura di Matera su concorsi “taroccati con precisione” e nomine “pilotate” ha portato a 30 misure cautelari per reati contro la pubblica amministrazione. Gli arresti sono stati 22, due in carcere e 20 ai domiciliari, tra questi il nome che fa più rumore: il presidente della Regione, Marcello Pittella (Pd), accusato di falso e abuso d’ufficio e indicato dagli inquirenti come “deus ex machina della distorsione istituzionale”. Persone vicine al governatore hanno definito la sua posizione nella vicenda “surreale”. Per altre otto persone, il gip di Matera Angela Rosa Nettis ha disposto l’obbligo di dimora. E il Ministro della Salute, la pentastellata Giulia Grillo, dice “basta con l’intreccio tra partiti e sanità” e annuncia che “seguirà con la massima attenzione gli sviluppi dell’inchiesta” che “getta un’ombra inquietante sulla gestione della sanità pubblica”. I consiglieri regionali del M5S chiedono invece le immediate dimissioni di Pittella, che, in base alla “legge Severino” è sospeso dall’incarico di governatore, con i poteri di presidente della Giunta passati alla vicepresidente Flavia Franconi, che è anche assessore alla Sanità . Salvini annuncia: “Lega e Centrodestra si preparano a liberare la Basilicata alle prossime elezioni regionali”. La sanità lucana esce “decapitata” dall’inchiesta con gli arresti dei commissari - nominati pochi mesi fa dallo stessoPittella - delle due uniche aziende sanitarie lucane, Giovanni Chiarelli (Asp Potenza) e Pietro Quinto (Asm Matera). Quest’ultimo, in carcere come il direttore amministrativo della stessa Asm, Maria Benedetto, sarebbe stato il “collettore” delle raccomandazioni di Pittella e avrebbe intrattenuto “significativi rapporti con altre figure politiche e religiose di spicco”. A questo proposito, l’Arcidiocesi di Matera ha evidenziato la “totale estraneità del vescovo, mons. Giuseppe Caiazzo”. L’inchiesta, però, sconfina anche oltre la Basilicata, sfiorando la Campania e arrivando fino in Puglia con i domiciliari disposti per il direttore generale dell’Asl di Bari, Vito Montanaro, per il responsabile dell’anticorruzione della stessa Asl, l’avvocato Luigi Fruscio di Barletta, e per l’avvocato Agostino Meale, docente di diritto amministrativo nell’Università del capoluogo pugliese. Nella conferenza stampa sui dettagli dell’inchiesta, il Procuratore della Repubblica di Matera, Pietro Argentino, che ha coordinato l’inchiesta del pm Salvatore Colella, ha evidenziato che dagli accertamenti fatti dalla Guardia di Finanza è emerso “il totale condizionamento della sanità pubblica da parte di interessi privatistici e da logiche clientelari politiche”. La corposa ordinanza raccoglie un anno e mezzo di indagini, cominciate in seguito all’esposto di un ex dipendente di una ditta fornitrice di servizi che non aveva ricevuto la sua quota di Tfr. Nelle 425 pagine si fa luce sul modus operandi degli indagati, con tracce per le prove scritte e domande per quelle orali fornite in anticipo, voti taroccati per permettere ai ‘segnalati’ - che “altrimenti non avrebbero raggiunto la sufficienza” - di vincere i concorsi (almeno quattro quelli citati dagli investigatori) con “attribuzioni a tavolino” dei punteggi. E i verbali, quelli originali senza “modifiche”, finivano immediatamente nei tritacarte per far sparire ogni traccia: “Queste vanno nel mangiacarte - si premurano alcuni degli indagati - strappa tutto, mi raccomando”.


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