“Basta con i ritardi in Libia”



MIGRANTI/ALFANO PRESIEDE IL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLE NAZIONI UNITE

NEW YORK. Basta ritardi sulla Libia. E’ ora di andare avanti speditamente col processo di pace coniugando le esigenze di sicurezza con il rispetto dei diritti umani. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano lancia un messaggio chiaro al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sottolineando l’importanza del controllo dei confini del Paese nordafricano: perché ora che l’Isis sta per essere battuto sul campo in Iraq e in Siria, avverte il ministro, il rischio maggiore è quello dei foreign fighter che potrebbero tornare in Europa. E il compito di monitorare, gestire e fermare questo fenomeno non può essere lasciato solo alla Libia e all’Italia. “Soprattutto in questo momento l’attenzione ai confini libici è un imperativo per la sicurezza ed è un compito che deve essere condiviso da tutti i principali attori della comunità internazionale”, ha incalzato il titolare della Farnesina, che ha presieduto la riunione al Palazzo di Vetro. Una missione, quella di Alfano, che è servita anche per fare il punto della situazione col ministro degli Esteri libico Mohamed Taher Siyala e con l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia Ghassan Salamè. A quest’ultimo il capo della diplomazia italiana ha ribadito la piena fiducia. “L’Italia ha devoluto tutta la sua capacità negoziale a Salamè e ha sempre sostenuto l’idea che ci deve essere una ‘reductio ad unum’ dei formati negoziali”, ha spiegato Alfano, lamentando come finora ci siano stati “troppi negoziatori e pochi risultati”. “E adesso che lo sforzo può dare un risultato importante non dobbiamo fermarci”. Il messaggio di Alfano è stato di fatto recepito nella dichiarazione del Consiglio di sicurezza rilasciata alla fine della riunione: “Bisogna avviare immediatamente un dialogo costruttivo in Libia perché ulteriori ritardi costituirebbero solo un danno e altre sofferenze al popolo libico”, affermano i Quindici, lanciando un appello “a tutti i libici a impegnarsi urgentemente e costruttivamente nel dialogo con uno spirito di compromesso”. Del resto tutti sono d’accordo sul fatto che l’accordo politico libico rimane “l’unica strada possibile” per porre fine alla crisi nel paese. Grazie alla sua attuazione, si potrà arrivare alle elezioni e portare a buon fine la transizione politica. “Non ci sono scorciatoie militari”, è il monito di Alfano, perché questo porterebbe solo a un riacuirsi della crisi, e inevitabilmente a ridare fiato all’Isis. Ma attenti anche, ha detto il ministro, a correre verso le elezioni senza progressi nella sicurezza e nella ricon- ciliazione, perchè “può essere controproducente”: “Le elezioni devono rima- nere nell’orizzonte politico, ma votare senza fissare le regole potrebbe alimentare le tensioni” Salamè, che ha aggiornato il Consiglio di sicurezza sullo stato dell’arte, è apparso comunque ottimista: “Dalla firma dell’accordo di Skhirat nel 2015 a Tunisi è stata la prima volta che le parti si sono viste, ed è stata raggiunta l’intesa su un’agenda su cui lavorare”. Una road map su cui si spera di costruire il futuro della Libia. Perchè dall’esito della partita libica, ha ricordato Alfano, dipenderà la pace, la stabilità e la sicurezza di tutta l’area del Mediterraneo.


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