Battaglia Trump-Maduro


GLI STATI UNITI VARANO SANZIONI FINANZIARIE ESTREME CONTRO IL VENEZUELA


WASHINGTON. E’ scontro aperto tra Usa e Venezuela, dopo l’aggravarsi della svolta autoritaria nel Paese sudamericano. Facendo seguito alle sue minacce, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per imporre “forti, nuove sanzioni finanziarie contro la dittatura in Venezuela”, colpendo il regime di Nicolas Maduro ma non la popolazione.

Le misure vietano affari legati a nuovi titoli di debito ed equity emessi dal governo di Caracas e dalla sua compagnia petrolifera statale e proibiscono affari connessi ad alcuni bond esistenti di proprietà del settore pubblico venezuelano, come pure ai pagamenti di dividendi del governo di quel Paese. In pratica Caracas resta tagliata fuori dal mercato finanziario americano.

L’obiettivo, ha assicurato in un briefing alla Casa Bianca il segretario al tesoro Steven Mnuchin, “non è un cambio di regime ma il ripristino dell’autorità della legge e della democrazia”.

“Non c’è all’esame alcun piano di azione militare nel futuro prossimo”, gli ha fatto eco il consigliere per la sicurezza nazionale H.R. MCMaster, pur precisando che il presidente intende sfruttare “un ampio spettro di opzioni integrate”. Immediata la reazione di Caracas. Parlando all’Onu, il ministro degli esteri Jorge Arreaza ha definito le sanzioni Usa “forse la peggiore aggressione al Paese negli ultimi 200 anni”, accusando l’amministrazione Trump di voler “affamare il popolo venezuelano” e “creare una crisi umanitaria”.

Paradossalmente, Arreaza ha sostenuto che la democrazia in Venezuela è stata mal descritta da Washington e dai media, ossia è rimasta vittima di “fake news”. In ogni caso ha assicurato che Maduro intende mandare a Trump una lettera di risposta e che non interverrà all’Assemblea generale dell’Onu, a settembre.

Ma la presa di posizione del presidente Usa sembra non concedere spazi di manovra. “La

dittatura di Maduro continua a privare il popolo venezuelano di cibo e medicine, imprigiona l’opposizione democraticamente eletta e sopprime violentemente la libertà di parola”, afferma la Casa Bianca, spiegando che “le misure sono state calibrate per negare alla dittatura di Maduro una fonte importante di finanziamento per mantenere il suo ruolo illegittimo, proteggere il sistema finanziario Usa dalla complicità nella corruzione in Venezuela e nell’impoverimento del popolo venezuelano, e consentire l’assistenza umanitaria”.

“La decisione del regime di creare una illegittima assemblea costituente - che più recentemente ha usurpato i poteri dell’Assemblea nazionale democraticamente

eletta - rappresenta una rottura fondamentale del legittimo ordine costituzionale in Venezuela”, prosegue la Casa Bianca .

“Sforzandosi di preservare se stessa - questa l’accusa - la dittatura di Maduro premia e arricchisce dirigenti corrotti nell’apparato di sicurezza del governo gravando le future generazioni di venezuelani di debiti enormemente pesanti. La cattiva gestione economica di Maduro e il rampante saccheggio degli asset del suo Paese hanno portato il Venezuela ancora più vicino al default. I suoi dirigenti ora stanno ricorrendo a schemi finanziari opachi liquidando gli asset del Paese a prezzi bassissimi”.


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