Bce all’Ue: condividiamo i rischi



DRAGHI SUGGERISCE PIÙ BILANCIO FEDERALE, LA MERKEL PROMETTE PROGRESSI ENTRO GIUGNO

ROMA. Il progetto per rafforzare la solidità economica dell'Eurozona è ancora vivo. Se dal recente vertice franco-tedesco era emersa una spinta propulsiva affievolita, la Banca centrale europea insiste sull'urgenza di una maggiore condivisione dei rischi e la cancelliera Angela Merkel, nonostante le resistenze nella sua coalizione, promette: è difficile, ma ci saranno progressi entro giugno. Nel Duomo di Aquisgrana le celebrazioni per la consegna del premio Carlo Magno sono attraversate dai timori per il Medio Oriente, dall'offensiva commerciale di Trump e dal vento nazionalista che soffia in Europa. Ma la Merkel ed Emmanuel Macron fanno di tutto per fugare lo scetticismo seguito al loro vertice d'inizio mese. "La discussione è difficile, ma faremo progressi nel- l'unione bancaria" e "rafforzeremo l'eurozona", ribatte la cancelliera a chi dubita di cosa riuscirà a partorire il consiglio Ue di giugno, su cui grava anche l'incerta posizione dell'Italia. Berlino vuole essere con la Francia nel nuovo impulsoalle riforme europee: i leader - spiega la cancelliera - si sono preposti l'obiettivo di arrivare a dei progressi entro giugno, "e questo succederà". "Non aspettia- mo", il momento per le riforme europee "è arrivato"; le fa eco Macron. Ad ascoltarli ad Aquisgrana c'è anche Mario Draghi, e per manifestare il suo sostegno a un progetto, quello di rafforzamento della 'architettura istituzionalè dell'euro, cui lavora da anni come uno dei 'Five Presidents'. La Bce è preoccupata per il mancato completamento dell'unione bancaria e lo stallo della spinta per rafforzare l'euro. E nel suo bollettino economico spunta un'analisi che fa il raffronto con gli Usa, concludendo che in Europa serve - fra le altre cose - una maggiore condivisione dei rischi. Dopo aver fornito comprato 2.500 miliardi di debito per traghettare l'euro fuori dalle secche, la Bce promette che continuerà a fornire il suo 'ampio stimolo monetario’. Ma chiede alla politica delle capitali europee di prendersi le proprie responsabili- tà per il futuro, con la politica di bilancio. Questa volta lo fa con un raffronto con gli Usa, in grado secondo l'analisi di assorbire gran parte degli shock di un singolo stato: "i canali pubblici e privati assorbono dal 60 all'80%" di uno shock inatteso nella crescita di un singolo stato, mentre nell'Eurozona "l'80% circa di uno specifico shock nazionale non viene assorbito". È chiaro che l'Ue non è la nazione federale che sono gli Usa. Ma secondo lo studio c'è spazio per ridurre il divario. Con "una più efficace condivisione dei rischi tra paesi potrebbe contribuire ad aumentare la capacità di tenuta" del- l'Eurozona". Tema spinoso ma che non passa necessariamente per i controversi 'eurobond': "i trasferimenti dal bilancio federale contribuiscono in in modo significativo all'assorbimento", dice la Bce. Più bilancio federale, dunque, magari passando per il Fondo monetario europeo che è fra le ipotesi sul tavolo. Ma non solo: ci sono anche il canale bancario, dove la Bce giudica ineludibile il completamento dell'Unione bancaria con l'assicurazione dei depositi comune. E quello finanziario, dove chiede a gran voce un'unione dei mercati dei capitali proprio come negli Usa.


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