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Bce/La prima di Lagarde. Tassi invariati finché serve



di Domenico Conti

FRANCOFORTE. "Sarò me stessa, e dunque probabilmente differente" da Draghi. Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea (Bce) alla sua prima uscita 'operativa' al termine del Consiglio dei governatori, preannuncia uno stile diverso e si raccomanda ai gior- nalisti, non fate "controlli incrociati" con lo stile che ha segnato la Bce per otto anni.

Di fatto l'esordio dell'ex direttrice generale del Fmi, blazer blu e foulard e uno stile pacato e leggero, con qualche battuta per stemperare la 'première', per il momento è all'insegna della prudenza. Senza strappi - del resto non attesi - rispetto alle linee di Draghi. Salvo entrare senza indugio nel merito della diatriba italiana sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità che "non intende danneggiare alcun Paese membro" e ed è "completamente errato" dire che "prenda di mira" qualcuno. Al contrario servirà a evitare una nuova Grecia: se fosse stato disponibile all'inizio della crisi greca "l'avremmo risolta in modo molto più spedito". E in particolare la semplificazione delle clausole di azione collettiva, che hanno spinto la Lega e una parte del M5s a denunciare una ristrutturazione del debito facilitata, aiuterà a fronteggiare gli arbitraggi degli hedge fund: "Non possiamo riscrivere la storia, ma avere re- gole, clausole di azione collettiva (Cacs) fatte per evitare i comportamento di creditori molto tossici visti in altri paesi, va a beneficio di qualsiasi paese che si trovi in difficoltà". Ben ven- ga, invece, l'apertura di alcune autorità italiane a diversificare i titoli di Stato in pancia alle banche:"Un grande passo avanti" che potrebbe condurre a un compromesso sull'unione bancaria, sbloccare il dossier dell'assicurazione dei depositi bancari. Nei giorni scorsi il governatore di Bankitalia Ignazio Visco aveva aperto a limiti ai titoli nazionali in cambio della creazione di un 'safe-asset' europeo, mentre il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, invece, a incentivi a diversificare ma senza stabilire tetti. Sulla politica monetaria, la Lady Euro arrivata da Washington è riuscita a evitare difficoltà sui tecnicismi o sullo scontro falchi-colombe: "Non sono né una colomba né un falco, la mia ambizione è essere un gufo, che è dotato di saggezza". Operativamente, Lagarde ha mantenuto la rotta sul pilota automatico già fissata da Draghi: tassi ai minimi storici (- 0,5%) e Qe, ripreso a 20 miliardi al mese di acquisti, finché sarà necessario per far ripartire un'inflazione che, ancora nel 2022, si attesterà ancora solo all'1,6% contro l'obiettivo del 2%. "Non credo affatto che una 'Japanification' dell'Eurozona sia fra le ipotesi sul tavolo", ha aggiunto a proposito del 'decennio perduto' in deflazione dal Giappone, allontanando con sufficiente fermezza un si- mile scenario. A venirle in aiuto sono i segnali di stabilizzazione della crescita dell'Eurozona dopo una fase di netto rallentamento, e il fatto che, dai dazi alla Brexit alla frenata della Cina, "i rischi al ribasso sono meno pronunciati". Uno scenario - crescita 2020 appena limata a 1,1%, in graduale accelerazione fino all'1,4% nell'orizzonte di tre anni - che per ora fa escludere che la Bce debba preparare nuovi 'bazooka', con quello varato da Draghi a settembre che è appena partito. E scongiura che la Lagarde debba mettere subito mano alle sue abilità politiche per imporre una decisione a un consiglio direttivo frammentato, dopo le uscite pubbliche dei governatori di Germania e Olanda contro Draghi. Meglio usare questi mesi per pacificare i contrasti interni e ricomporre l'unità della Bce e continuare a spingere perché i governi facciano la loro parte con la politica di bilancio - l'appello è alla Germania - per rilanciare crescita e inflazione.

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