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“Berlusca”, parola chiave



STATO-MAFIA/BATTAGLIA FRA PERITI SULLE FRASI PRONUNCIATE DAL BOSS GRAVIANO

PALERMO. E’ scontro tra i consulenti della procura di Palermo e quelli del legale di Marcello Dell’Utri sulle intercettazioni delle conversazioni del boss Giuseppe Graviano. “Ascoltato” durante l’ora d’aria per mesi, per i pm avrebbe in più occasioni fatto cenno o chiamato in causa Silvio Berlusconi, dal padrino definito col diminutivo “Berlusca”. “Non ha mai pronunciato quella parola”, sostiene il legale di Dell’Utri, l’avvocato Giuseppe Di Peri, che ha incaricato un esperto di riascoltare i dialoghi registrati arrivando a conclusioni assai diverse. Il nastro è stato depositato agli atti del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in cui Dell’Utri è imputato, ed è stato al centro di un botta e risposta tra accusa e difesa. La parole detta dal boss, per il tecnico della difesa, sarebbe “benissimo” o “bravissimo”. Una differenza non di poco conto visto che, secondo l’accusa, Graviano avrebbe soste- nuto, parlando col codetenuto Umberto Adinolfi, che Cosa nostra avrebbe ricevuto una cortesia da “Berlusca”. E che in cambio la mafia avrebbe, per l’ex premier, fatto le stragi. La querelle tra consulenti è andata in scena nel corso dell’udienza di ieri. “Berlusca mi ha chiesto questa cortesia... per questo c’è stata l’urgenza. Lui voleva scendere... però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”, la frase trascritta dall’esperto della Procura. Linguaggio criptico che per i pm è una chiara allusione alle stragi del ’92 che vedrebbero l’allora imprenditore, già intenzionato a scendere in campo, come ispiratore e la mafia come esecutrice, nel tentativo di dare una spallata alla vecchia politica. Sarà la corte a decidere quale delle due interpretazioni è più verosimile. La conversazione è avvenuta il 10 aprile del 2016 ed è depositata agli atti del processo. Ieri è stato ascoltato in aula il nastro, ma la qualità audio è pessima: senza apparecchiature specifiche, è impossibile decifrare la conversazione. Intanto è atteso per oggi l’esame di Graviano al processo. Citato a deporre proprio sulle conversazioni intercettate in cui parla dell’ex premier, oggi sarà collegato in videoconferenza col bunker in cui si svolge il dibattimento. Essendoindagato in un procedimento ancora in fase d’indagine sul patto che Cosa nostra avrebbe stretto con pezzi delle istituzioni, potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Come fece di fatto nel 2008 al processo d’appello a Dell’Utri per concorso in associazione mafiosa. Allora, citato dopo le rivelazioni su Berlusconi e l’ex manager di Publitalia del pentito Gaspare Spatuzza, dopo aver richiamato l’attenzione di corte e media sulle sue condizioni di detenuto al 41 bis scelse il silenzio. Strada che, secondo gli inquirenti, percorrerà verosimilmente anche oggi.


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