Bersani si schiera per il No


REFERENDUM/RENZI ACCUSA LA MINORANZA DI AVER CAMBIATO IDEA SULLA RIFORMA


ROMA. Il frontale era inevitabile anche se i più scommettevano che sarebbe suc- cesso più a ridosso del referendum. La minoranza non crede più alle aperture di Matteo Renzi sull’Italicum e oggi in dire- zione Bersani ufficializzerà di fatto il No al referendum. “Sono tre anni e mezzo che mi danno contro, l’unico obiettivo è at- taccarmi ma sono loro ad aver cambiato idea sulla riforma”, sbotta il premier, con- vinto che gli elettori non decideranno in base ai “giochini politici” e che la rottura della minoranza non provocherà un’emor- ragia di consensi al referendum.

Convocata per ribadire l’apertura a modifiche sulla legge elettorale e per in- dicare gli “esploratori”, vicesegretari e

capigruppo, chiamati a sondare le proposte degli altri partiti, la direzione di domani, a meno di colpi di scena, servirà, invece, a certificare la frattura nel Pd in vista del referendum. Qualche colomba continua a consigliare a Renzi di sostanziare l’apertura con qualche proposta ma il pre- mier non vuole rimanere impiccato a modifiche che, è convinto, sarebbero boc- ciate dagli altri partiti e fi- nirebbero per offuscare una battaglia “nel merito” sulla riforma istituzionale.

“Non mi si può raccontare che gli asini volano. Vediamo in direzione, ma io non mi aspetto nulla”, è scettico Bersani. Men- tre Roberto Speranza rompe gli indugi: “Il tempo è scaduto, io voto no”.

La reazione dei renziani non è con i guanti di velluto e lascia presagire che nei prossimi mesi nel Pd voleranno gli strac- ci. Rischiando di trasformare il referen- dum in un congresso anticipato del Pd che si svolgerà nel 2017.

“La minoranza usa il referendum con- tro Renzi per una battaglia politica che si dovrebbe fare in altre sedi”, attacca Da- rio Franceschini, il primo, insieme a Gior- gio Napolitano, a chiedere a Renzi di ri- pensarci sull’Italicum. Il no della mino- ranza, alla quale si è aggiunto Ignazio Marino - è la linea dei renziani - è stru- mentale, mirato solo ad azzoppare il premier per tornare in pista. “D’Alema e Ma- rino volevano la fine del bicameralismo paritario ed il Senato delle autonomie. Chis- sà perchè hanno cambiato idea...”, osser- va Luca Lotti mentre su twitter i fedelissi- mi postano il programma di Ignazio Mari- no quando si candidò alla segreteria del Pd. Renzi vorrebbe nell’intervento di do- mani tenere a bada la rabbia. E rovesciare le accuse della minoranza, mettendo all’in- dice le incoerenze per dimostrare che la scelta del No “é solo per antipatia” verso di lui.

“Bersani ha votato sì tre volte a que- sta riforma - osserva il leader Pd - non l’ho scritta io da solo a Rignano sull’Ar- no, è stata due anni e quattro giorni in Par- lamento. Bersani l’ha votata 3 volte, se cambia idea ognuno si farà la sua opinio- ne”. La colpa della rottura, sostiene il ber- saniano Miguel Gotor, è solo di Renzi: “L’unità del partito è il principale compi- to del segretario, disatteso costantemente uno strappo dopo l’altro”.

Dopo aver spersonalizzato la sfida, la trappola nella quale Renzi non vuole ca- dere è cedere ad una campagna di scontri personali e partitici. “Dal primo giorno andai al Senato per dire che non sono qua a vivacchiare. Ora finalmente dopo 30 anni qualcuno ha fatto la riforma teorizzata da molti”, è la linea del leader dem. A differenza di molti dei suoi, però - ieri France- schini ha ipotizzato “un’Italia ingoverna- bile per il prossimo decennio” se vince il No - il premier, anche per rassicurare i mercati, evita gli “scenari foschi”. “Se prevale il No, non cambia nulla, non arriverà la peste”, va cauto il capo del governo.


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