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Boldrini preme sull’Italicum


GOVERNO/LA PRESIDENTE DELLA CAMERA LANCIA UN APPELLO ALLE FORZE POLITICHE


ROMA. “Il Parlamento può iniziare subito a lavorare alla nuova legge elettorale: spero in un confronto allargato per una buona sintesi”. La presidente della Camera, Laura Boldrini, incontrando la stampa parlamentare, si appella alle forze politiche affinché tornino ad occuparsi al più presto della riforma dell’Italicum: tema centrale dell’agenda del governo e delle Camere nei mesi a venire. Ma nonostante l’appello della Boldrini e quello del Presidente della Repubblica di qualche giorno fa ad avviare in Parlamento un reale confronto sulla legge elettorale, alla Camera e al Senato tutto sembra fermo, anche perché la prossima settimana i lavori parlamentari si ferme

ranno per le vacanze di Natale e riprenderanno dopo, cioè pochi giorni prima dell’attesissima pronuncia della Corte Costituzionale prevista per il 24 gennaio. “Martedì prossimo - spiega Francesco Paolo Sisto, capofila dei tecnici di FI sul fronte della legge elettorale - la commissione Affari Costituzionali della Camera ha convocato l’ ufficio di presidenza per decidere il calendario dei lavori, ma ancora non si sa se verrà calendarizzata o meno la riforma dell’ Italicum”. “Noi, come FI siamo pronti a discutere ed esaminare ogni progetto che verrà presentato una volta che il tema verrà messo in calendario, ma al momento credo che sarebbe meglio aspettare la pronuncia della Consulta anche per capire meglio su quali punti si dovrà intervenire”. Ad oggi, solo a Montecitorio sono stati depositati 42 testi di cui 10 presentati dopo l’approvazione dell’Italicum. Mentre alla Camera Alta i progetti di legge sono in tutto 31, di cui 8 post-Italicum. Ed è molto probabile che proprio da Palazzo Madama possa riprendere l’esame della nuova normativa visto che qui i numeri della maggioranza sono più lanti. “Una volta raggiunta l’intesa al Senato - spiega uno degli sherpa della legge elettorale - non sarà un problema farla passare poi a Montecitorio e si eviterà il rischio di farla ritornare, con l’eterna navetta, a Palazzo Madama”. E questo nonostante la prima commissione del Senato risulti al momento “acefala”, cioè senza presidente dopo la nomina di Anna Finocchiaro a ministro per i Rapporti con il Parlamento, e la ricerca di un sostituto non si annunci troppo facile anche perché dovrà avvenire a voto segreto. La maggioranza in Commissione Affari Costituzionali può contare, dopo la decisione di Ala di non andare al governono, su un solo voto di scarto e i tempi per la scelta potrebbero slittare “a dopo la pausa natalizia”. Cioè a ridosso della sentenza della Corte. E’ ancora presto dire quali potrebbero essere gli interventi da fare per rendere omogenee le leggi elettorali di Camera e Senato. Molto dipenderà da quali saranno le “correzioni” della Consulta all’Italicum e le intenzioni dei partiti. Se si deciderà, ad esempio, di tornare al Mattarellum, come propone in parte il disegno di legge messo a punto dal senatore Pd Stefano Esposito, si dovrà tenere conto, tra l’altro, di due fattori: si dovranno ridisegnare tutti i collegi, pratica per la quale servono almeno 6 mesi di tempo e si correrà il rischio di avere alla politica, non si può fare. Ma i dubbi serpeggiano anche dentro la maggioranza del Pd, al netto dei falchi renziani che spingono per un percorso a tappe forzate per andare quanto prima alle urne con Renzi premier. Andrea Orlando, leader dei Giovani Turchi e possibile candidato al congresso, oggi è uscito allo scoperto: “Sono convinto che, dopo il referendum, dobbiamo utilizzare le energie che abbiamo per ascoltare e parlare al Paese prima ancora di dare il via a una campagna che rischia di essere un po’ una disfida pre-elettorale”. Il consiglio che in questi giorni è arrivato da più parti all’ex premier è stato di far calmare le acque per un mesetto e far sedimentare la sconfitta al referendum prima di spingere sul congresso. Anche perchè, spiegano più fonti, per evitare le carte bollate dentro i dem Renzi, a norma di Statuto, dovrebbe presentarsi dimissionario all’assemblea e chiedere ai delegati, dei quali circa l’80 per cento è di maggioranza, di votare perchè resti segretario fino al congresso. Per questo da giorni dirigenti e sherpa sono al lavoro per assicurare la presenza ed il numero legale che consenta di votare con il 50 per cento Camera una legge sostanzialmente maggioritaria e al Senato una per lo più proporzionale. Impedendo di fatto la formazione di maggioranze omogenee tra i due rami del Parlamento. Tra gli 8 provvedimenti depositati di recente a Montecitorio c’è il cosiddetto “Lauricellum”, presentato dal deputato Dem Giuseppe Lauricella, ben visto da più di un partito. Prevede l’estensione dell’Italicum al Senato e che il premio di maggioranza (55% dei seggi) scatti solo se una lista o un partito ottengano almeno il 40% dei voti sia alla Camera, sia a Palazzo Madama. Se non si arriva a quota 40%, il premio di maggioranza non scatta e la redistribuzione dei seggi avviene sulla base di un meccanismo proporzionale.


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