Bombe alle porte di Damasco



BEIRUT. L'Isis torna a colpire, alle porte di Damasco, un luogo simbolo degli sciiti di vari Paesi che combattono al fianco delle truppe governative di Bashar al Assad. Almeno 12 persone sono state uccise e 55 ferite in due esplosioni, una delle quali provocata da un kamikaze, avvenute nei pressi del mausoleo di Seyeda Zeinab, nipote di Maometto e sorella del terzo Imam sciita Hussein.

Gli attacchi sono stati subito rivendicati dallo Stato islamico, le cui forze negli ultimi giorni sono in ritirata su più fronti, in Siria, in Iraq e in Libia. Nel nord siriano, in particolare, forze curdo-arabe sostenute dagli Usa hanno completato l'accerchiamento di Manbij, città strategica sulla linea dei rifornimenti dal confine turco alla 'capitale' dell'Isis in Siria, Raqqa.

Tramite la loro agenzia Aamaq, i jihadisti hanno parlato di tre esplosioni avvenute nel distretto di Seyeda Zeinab. Secondo l'agenzia governativa Sana, invece, sono state due. Un attentatore suicida si è fatto saltare in aria all'entrata dell'area e poco dopo un'autobomba è stata fatta esplodere in una zona residenziale sulla Via Al Tin. Mentre i mezzi di informa- zione governativi hanno parlato appunto di 12 morti, l'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) ha fornito un bilancio di 20 uccisi.

La televisione di Stato ha trasmesso immagini in cui si vedono edifici sventrati, macerie nella strada, auto distrutte e qual- che negozio in fiamme. Il mausoleo di Seyeda Zeinab, una decina di chilometri a sud di Damasco, è meta di pellegrinaggio per masse di sciiti anche libanesi, iraniani e afghani.

E milizie provenienti da questi Paesi, tra cui gli Hezbollah libanesi, sono state impiegate a protezione del luogo santo. Non è la prima volta che l'area viene presa di mira in attentati come quelli odierni. Nel febbraio scorso almeno 80 persone erano state uccise in una serie di esplosioni, e altre 60 erano morte un mese prima in simili attacchi. Il primo ministro siriano, Waelal-Halqi, ha detto che gli attentati sono "un tentativo di rialzare il morale delle or- ganizzazioni terroristiche di fronte alle vit- torie accelerate dell'esercito siriano" e ha ribadito le accuse più volte mosse da Damasco a Turchia, Qatar e Arabia Saudita di sponsorizzare il terrorismo.

Oltre che a Sirte, in Libia, e a Falluja, in Iraq, i miliziani dello Stato islamico sono in difficoltà nel nord della Siria, in particolare a Manbij, dove le formazioni curdo-arabe avanzano con la copertura aerea della Coalizione internazionale a guida americana. Anche qui, come a Falluja, sono forti i ti- mori per la popolazione rimasta intrappo- lata.

L'Ondus ha detto che migliaia di per- sone sono riuscite a fuggire, ma circa 200.000 sono rimaste bloccate in città. L'ong ha rivolto un appello alla Coalizione internazionale perché usi la massima cautela nei raid, dopo che negli ultimi 11 giorni i bombardamenti aerei hanno provocato 30 morti, di cui 11 bambini.


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